Purtroppo i regolamenti approvati dall’ultimo Consiglio dei Ministri non solo non hanno nulla di epocale, ma non possono neppure essere definiti una riforma della scuola secondaria superiore. Una nuova forma del secondo ciclo di istruzione è invece una necessità prioritaria per un paese che non può più permettersi di essere fanalino di coda in Europa per dispersione scolastica e per esiti di apprendimento (positivi solo nei licei e nel centro nord, mai nei professionali). Un riforma capace di affrontare queste criticità deve avere il coraggio e la volontà politica di fare scelte innovative e radicali che cambino strutturalmente l’assetto della scuola secondaria:

 - realizzare un biennio obbligatorio, unitario e orientativo, con l’obiettivo di far pervenire tutti i sedicenni ad una solida cultura di base (competenze chiave di cittadinanza)...

 Ho l'impressione che i regolamenti emanati dal consiglio dei ministri per il riassetto della scuola secondaria, dopo lo strepito iniziale provocato dai lanci mediatici, cadranno nel dimenticatoio. Non c'è niente di epocale in quello che è stato varato.  In Europa i giovani fuoriescono dal sistema scolastico, per accedere all'università, a 18 anni, mentre in Italia studentesse e studenti termineranno, nonostante la conclamata riforma, a 19 anni. Sotto il profilo della durata degli studi non vi è quindi alcuna novità. Prima il centrosinistra e oggi il PdL si sono piegati ai conservatorismi della scuola, della società e non ultimo dell'amministrazione centrale del ministero. Terminare gli studi a 18 anni non era e non è soltanto una questione di convergenza di politiche scolastiche, è notorio, che l'Unione Europea ha massimo rispetto delle specificità dei sistemi d'istruzione nazionale, ma è la vera leva per il riassetto strutturale del sistema d'istruzione, almeno per due ordini di motivi.

Ringrazio Gianni Gandola per la tempestiva e insistente informazione sui pasticci che il Ministero dell’Istruzione sta combinando nel rapportarsi alle scuole. Volevo dire la mia da fine dicembre, ma ho deciso di attendere l’approvazione del bilancio 2010 per la mia scuola in modo di poter entrare nel merito cifre alla mano. Tutte le cifre presentate sono in migliaia di euro (k€) e arrotondate per agevolare la lettura. I confronti sono tra il 2009 e il 2010.

Il totale del bilancio passa da 1'076 a 864 k€. Come mai? La dotazione ordinaria (il finanziamento statale) passa da 418 a 227 k€. Meno 200. Non ci sono parametri, non ci sono motivazioni. Ogni scuola ha ricevuto il suo. Ci si dice che per alcune voci, ci saranno integrazioni pari ai quattro dodicesimi per il periodo settembre dicembre 2010 (nuovo anno scolastico) ma la sostanza non cambierà. Lor signori lo sanno che con l’avvio della riforma (epocale) inizia nelle prime un nuovo insegnamento di informatica da fare principalmente in laboratorio e che, nel mio caso, il DS riformatore stava approntando due nuovi laboratori?

L'opinione

 Nord e Sud. Italiani e stranieri. I risultati dei test Invalsi – italiano e matematica nella scuola primaria, classi seconda e quinta – hanno trovato un’ampia eco sulla stampa. Se ne è discusso, ed è un bene. Ma i commenti non vanno dritti al cuore del problema. Si trascura di solito il dato più importante, quello "politico".  Il fatto cioè che la nostra scuola pubblica non sembra ancora in grado di rispondere con efficaci azioni positive alle differenze di partenza, non offre a tutti pari opportunità di crescita , stenta ad affrancare i risultati dalle condizioni socio-culturali delle famiglie e dei contesti territoriali di appartenenza.

Anche nella scuola elementare, la nostra scuola migliore, anche dopo la quasi-generalizzazione della scuola per l’infanzia per i piccoli dai tre ai cinque anni . Cosa si potrebbe/dovrebbe fare per invertire la tendenza ? I problemi sono davvero solo quelli che derivano dalle politiche scolastiche più recenti, o siamo di fronte a criticità più profonde, e di più lunga durata ?