Con l’esigenza di tagliare la spesa stanno distruggendo il sistema di educazione degli adulti faticosamente costruito in questi anni nel nostro paese. Dalla relazione dell’On. Aprea e dall'esame della relazione tecnica che accompagna lo Schema di Decreto ho evidenziato le devastazioni che già dal prossimo anno scolastico saranno apportate in questo importante settore dell’istruzione.  Si fa riferimento strumentalmente alla riorganizzazione prevista dall’art. 1, comma 632, della legge n. 296 del 2006, per coprire e giustificare la desertificazione prodotta. In realtà occorre purtroppo anche in questo provvedimento guardare molto attentamente alle cifre. Guardare a quanti soggetti sono stati accolti nel sistema nei precedenti anni scolastici e quanti lo saranno l’anno prossimo. Le tabelle statistiche al riguardo ci sono, per quanto oscurate, nella relazione ufficiale di illustrazione ma l’on Aprea prudentemente non ne richiama nessuna nella sua relazione.

Un bel pezzo su Repubblica di Gad Lerner ("Family-day, ma non per tutti") ci induce a commentare l’ennesima "mazzata" inflitta ai bambini portatori di bisogni educativi speciali, soprattutto perché nella nostra vita professionale abbiamo speso le migliori energie a combattere ogni forma di discriminazione ed a praticare, invece, tutte le forme possibili di inclusione. Tutte quelle che il governo Berlusconi ha chiamato riforme sono state invece un modo di fare cassa con il supporto acquiescente del duo Tremonti-Gelmini, che ha saputo solo operare tagli drastici al futuro della società: la scuola e l’educazione. 

 Nella scuola primaria il modulo è stato "annichilito", il tempo-pieno è stato dissestato, mentre il ritorno al piccolo mondo antico del maestro-unico è stato scelto da meno del 3 per cento delle famiglie. Negli stati europei più avanzati si investe per la scuola fino al 6 per cento del PIL. Da noi, invece, manca tutto: supplenti, insegnanti di sostegno, fondi per il funzionamento ordinario, carta igienica, carta per fotocopie, … e , per sovrapprezzo, il "governo del fare danni" abbassa l’obbligo scolastico da 16 a 15 anni.

 Nella Prima Parte di considerazioni sui nuovi Regolamenti delle Superiori di qualche giorno fa, dopo aver evidenziato luci (poche) e ombre (molte) dell’operazione "Riordino" e il suo "peccato originale", esprimevo la convinzione che c’è comunque un ruolo propositivo da giocare da parte di quanti ritengono fondamentale in questo momento il rilancio di una scuola pubblica di qualità.

Ma preliminarmente va fatta chiarezza sulla portata dei processi che si stanno avviando e contrastare il tentativo del Ministro, e dei mass media che la sua maggioranza controlla, di far passare i nuovi Regolamenti come la "Riforma" del secondo ciclo. E’ possibile chiamarla ‘riforma’?

L'opinione

Il Ministro Gelmini è intervenuto di nuovo sulla vicenda della sanatoria delle liste elettorali del suo partito criticando una dichiarazione di Romano Prodi nella quale, a causa del decreto salva-liste, si definiva senza parole, impaurito e amareggiato.

La Gelmini risponde a Prodi con la seguente dichiarazione "Oggi anche Romano Prodi è intervenuto nella campagna a base di falsità che la sinistra sta conducendo contro il decreto del governo che garantisce la libertà di voto per i cittadini. Non accettiamo lezioni da chi, nel 2006, vinse a stento le elezioni, prevalendo per poche decine di migliaia di voti, al termine di uno spoglio molto dubbio su cui gravano molte ombre, durante una nottata che presentò un’evoluzione dei dati elettorali molto sospetta, dando poi al Paese un esecutivo traballante e incapace di prendere qualsiasi decisione. L’ex-premier oggi manifesta "paura" e "preoccupazione" ma, prima di impartire lezioni ad altri, forse lui e le forze politiche che, per due volte, l’hanno dapprima sostenuto e poi rovesciato, dovrebbero ricordare  le circostanze che li hanno mandati al governo"