Da quando il Ministero dell’istruzione ha deciso di sostituire all’Educazione (degli adulti) l’istruzione (degli adulti) senza nessun fondamento epistemologico e contro ogni sensato principio pedagogico, il settore annaspa nell’incertezza più assoluta.
Gli operatori, che peraltro continuano con la solita abnegazione a svolgere il loro lavoro faticoso e disagiato, hanno visto sfilacciarsi progressivamente il tessuto di un sistema che è abortito poco dopo l’annuncio della sua gestazione (2 marzo 2000). Sono infatti trascorsi ben dieci anni da quando in Italia si era accesa la grande speranza che finalmente l’EdA venisse riconosciuta nella sua specificità, potenziata e sostenuta nell’alveo delle indicazioni dell’UE e verso standard più decorosi relativi al rientro in formazione degli adulti. Il fatidico 2010 è ormai arrivato e in Italia gli obiettivi di Lisbona si sono dimostrati un miraggio (il rientro degli adulti ha raggiunto faticosamente il 6,3% contro il traguardo fissato al 12,5% e la media dell’UE a 27 del 9,6%), dopo oltre 150 anni di onesto servizio, pur con alti e bassi "a macchia di leopardo", dopo la finanziaria del 2007 che riconduceva drasticamente al mero recupero della dispersione scolastica dei corsi ordinari.
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