Archive for 'Senza categoria'

Uno spazio di confronto

settembre 8, 2009 by scuolaoggi, under Senza categoria.

Prima dell’estate Gianni Gandola ha scritto un articolo per Scuola Oggi nel quale annunciava una bella iniziativa di questo giornale: ospitare uno spazio di confronto tra le mozioni congressuali del Partito Democratico, riservato in particolare alla scuola. Si chiedeva Gandola: “Quale progetto politico hanno, per quanto riguarda questo settore, i suoi principali esponenti, candidati alla segreteria, e le loro rispettive componenti o aree di riferimento?” e aggiungeva (e non poteva che essere così) un elenco di principi e “parole chiave” che accomunano tutte le mozioni: merito, autonomia, mobilità sociale, progressione di carriera dei docenti, educazione permanente, accoglienza degli immigrati…

Tutti noi abbiamo a cuore le sorti della scuola nel nostro paese e ci battiamo per una sua profonda trasformazione; ci è anche chiaro che purtroppo non potrà essere la destra, in particolare questa destra, a rilanciare la scuola, impegnata com’è nella quotidiana svalutazione del settore e di chi vi lavora e nella sottrazione indiscriminata di risorse ad un settore chiave per lo sviluppo dell’Italia.

In questo congresso ci riconosciamo in mozioni differenti, ma ci accomuna la militanza nello stesso partito e la consapevolezza che i nodi individuati da Scuola Oggi sono quelli da affrontare se – chiunque condurrà il partito dopo il 25 ottobre – il Pd vorrà tornare al governo del paese e mettere in pratica i suoi progetti. Ricordiamo i punti posti da Gandola: formazione e reclutamento degli insegnanti, connesso al tema del precariato; valorizzazione della professionalità docente (come si articola; come si riconoscono sul piano della progressione di carriera e della retribuzione gli insegnanti che più meritano, come vengono individuati e valutati); di quali risorse e di quali poteri possono disporre i dirigenti nella scuola dell’autonomia e come anch’essi possono essere valutati; quale dev’essere il rapporto tra Stato e Regioni, anche alla luce della riforma del Titolo V; il rapporto tra scuola pubblica e scuola privata; il finanziamento delle scuole (che in molti casi e sotto il livello di sussistenza). A questi vanno aggiunte le questioni delle politiche per l’infanzia che l’Amministrazione sta sempre più svilendo, trasformando asili nido e materne comunali in un servizio di mera curatela, depauperando e disperdendo un patrimonio di competenze e progetti che un tempo rappresentava uno dei fiori all’occhiello del Comune di Milano.

La proposta che Scuola Oggi ha avanzato non la riteniamo solo importante, ma anche – come si dice – un’occasione da prendere al volo. Per il Pd e i suoi militanti, che potranno avere una platea in più per confrontarsi e arricchire il congresso; per i lettori di Scuola Oggi che, se – come auspichiamo – vorranno partecipare al nostro congresso e alle elezioni del Segretario del 25 ottobre, potranno decidere con maggiore consapevolezza. Ringraziamo dunque Scuola Oggi che ci offre questa opportunità e ci impegniamo a dare il nostro contributo al dibattito, forti di una certezza: dal 26 ottobre tutte le idee che saranno espresse in questa e in altre sedi di confronto avranno pari cittadinanza e contribuiranno a definire il progetto alternativo alla destra che porterà il centrosinistra a concorrere per il governo di questa città, della Lombardia e dell’Italia.

Marilena Adamo (Franceschini), Paola Bocci (Marino), Marco Campione (Bersani), Emilia De Biasi (Franceschini), Diana De Marchi (Marino), David Gentili (Bersani), Federico Niccoli (Bersani), Sara Valmaggi (Franceschini), Francesca Zajczyk (Marino).

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Occorre investire di più in educazione

settembre 7, 2009 by giannigandola, under Senza categoria.

“/La creatività e i talenti si sviluppano a cominciare dalla scuola. Per
questo occorre investire di più in educazione, a cominciare dalla prima
infanzia e poi ai vari livelli della scuola, fino alla formazione
permanente. Servono più risorse, non tagli. Risorse che tengano conto
dei bisogni, ma anche della qualità dell’insegnamento per stimolare
tutti, insegnanti e studenti a migliorare/”

Dalla Mozione congressuale presentata da *DARIO FRANCESCHINI*

*Carissima/o*

Nel dibattito precongressuale che sta caratterizzando il nostro partito
vorremmo si parlasse di più del grave momento che sta attraversando la
scuola italiana.

*Dario Franceschini* ha espresso in questi giorni la propria solidarietà
ai precari della scuola visitando le insegnanti di Benevento che da
giorni portano avanti la loro protesta sul tetto dell’ufficio scolastico
provinciale.

Un gesto simbolico, che tuttavia rimanda ad un problema concreto di
prospettiva che questo Paese deve avere nei confronti di un settore
decisivo per il proprio sviluppo.

Per tenere alta questa attenzione e per ribadire il nostro sostegno
all’azione politica dell’attuale segreteria, che non a caso ha
registrato l’adesione alla propria mozione di *Giuseppe Fioroni* e
*Mariangela Bastico**,* responsabili nazionali del partito per le
politiche formative e per la scuola nonché ministro e vice ministro
della pubblica istruzione del precedente governo, abbiamo deciso di
creare un *Comitato Franceschini per la scuola e la formazione*, al
quale ti chiediamo di aderire e di far aderire più persone possibili.

Vorremmo essere in tanti a sostenere una linea politica capace di
guardare al futuro anche per la scuola italiana

Marilena Adamo

Bonelli Giuseppe

Ceruti Mauro

De Biasi Emilia

Geminiani Iliano

Domenica Morano

Minardi Silvia

Perego Roberta

Rusconi Antonio

Spreafico Carlo

Lia Strani

Sara Valmaggi

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La scuola nelle mozioni congressuali del PD

luglio 27, 2009 by giannigandola, under Senza categoria.

La politica scolastica del governo di centro destra, dettata sostanzialmente dal duo Gelmini-Tremonti, si è rivelata abbastanza chiara, nelle ispirazioni di fondo e negli atti concreti. Una politica che punta decisamente al ridimensionamento della scuola pubblica, al contenimento della spesa in questo settore (di qui i tagli agli organici ed ai finanziamenti) e ad un “ritorno al passato” sul piano ideologico e culturale.
A questo si aggiungono poi le scorribande periodiche di alcune sue componenti, Lega Nord in particolare. Se la mozione del consiglio provinciale di Vicenza sui presidi del Sud poteva essere discutibile, quanto a motivazioni e contenuti, la sortita successiva sul test di dialetto e “cultura regionale” per gli insegnanti, è inequivocabile. Un attacco clamoroso all’unitarietà del nostro sistema di istruzione.

Se questi sono i chiari di luna sul fronte governativo, meno chiari sono gli orientamenti dell’opposizione su molte questioni che riguardano scuola e formazione in genere. Il Partito democratico si sta avvicinando ad un’importante scadenza congressuale. I principali candidati alla guida di questo partito hanno presentato le proprie proposte politiche, in altrettante mozioni.
E’ interessante allora chiedersi: che idea di scuola ha il PD? Quale progetto politico hanno, per quanto riguarda questo settore, i suoi principali esponenti, candidati alla segreteria, e le loro rispettive componenti o aree di riferimento?

Scuolaoggi, a settembre, alla ripresa dei lavori politici e parlamentari, intende aprire un dibattito su questi temi, dedicando uno spazio specifico al congresso del PD, riservato in particolare alla scuola.
Occorre riconoscere che la scuola ha sempre avuto un ruolo abbastanza marginale nei programmi politici dei partiti, anche del centro sinistra. E quando è balzata in primo piano, vedi le famose affermazioni di Prodi, persona seria e perbene, in un lontano convegno a Milano (“l’istruzione al primo posto, ripartire dalla scuola e dalla formazione”), a queste non sempre hanno fatto seguito fatti concreti nelle scelte di governo.

Ma per il momento cominciamo da quel che c’è, ora. Cominciamo a vedere cosa dicono le mozioni dei tre candidati del PD a proposito di scuola e formazione.

Mozione Bersani

“Il Paese chiede molto alla scuola italiana. È chiamata ad aiutare la mobilità sociale, a mantenere unito il Sud e il Nord, a coltivare e praticare l’accoglienza degli immigrati, a rilanciare l’educazione permanente, a ripensare l’insegnamento tecnico per adeguarlo ai modi di produzione contemporanei.
Per questo bisogna anche aiutare la scuola a cambiare: lontana dalle burocrazie ministeriali e ricca di autonomie, pronta a riconoscere i meriti, capace di valutare i progressi raggiunti rispetto ai livelli di partenza, generosa nel restituire motivazione civile e professionale ai docenti. Scuola, università e ricerca sono la prima fonte di energia per il Paese. Le università e gli enti di ricerca devono diventare le migliori istituzioni italiane. Ci vorrà molto impegno. Si può cominciare con nuove regole di finanziamento per aumentare i fondi a enti e atenei che raggiungono i migliori risultati scientifici, che sono inseriti nelle reti internazionali e che riconoscono i talenti dei giovani. Anche così si riporta il merito dal cielo alla terra.”

Mozione Franceschini

“Per questo occorre investire di più in educazione, a cominciare dalla prima infanzia e poi ai vari livelli della scuola, fino alla formazione permanente. Servono più risorse, non tagli.
Risorse che tengano conto dei bisogni, ma anche della qualità dell’insegnamento per stimolare tutti, insegnanti e studenti a migliorare, per responsabilizzare ciascuno a mettere a frutto il tempo preziosissimo della scuola. La scuola è un luogo di servizio, di apprendimento e di responsabilità, non un parcheggio. Vogliamo una scuola autonoma, responsabile e valutabile nei risultati.
Una scuola aperta al mondo esterno, non chiusa su se stessa, che favorisce la crescita sia delle conoscenze sia delle esperienze. Una scuola aperta e moderna deve investire nelle nuove tecnologie, insegnare la confidenza con i nuovi mezzi tecnologici pc, programmi, internet, da cui nascono nuove professioni. Occorre anche rilanciare le scuole dell’arte e le facoltà connesse alla cultura, all’arte, alla sua conservazione e recupero ed insieme ad esse anche le facoltà scientifiche.
Il criterio del merito, associato a quello del dovere, deve riguardare in primo luogo la scuola e le università, gli studenti e le loro famiglie.
Ma deve poi riguardare anche la progressione di carriera dei docenti e deve diventare il criterio per il trasferimento di risorse da parte dello Stato alle singole università, con certificazione di qualità in base a parametri europei.”

Mozione Marino

“Una scuola inclusiva e di qualità è un nostro obiettivo fondamentale. Tra tutti i paesi europei l’Italia è uno di quelli in cui il ceto sociale di appartenenza e il livello di scolarità dei genitori più influenzano la potenzialità dello studente. Le scuole invece devono tornare a svolgere il proprio ruolo sociale e di integrazione (anche di bambini e ragazzi stranieri), assolvendo ad una funzione generale di crescita dei territori.”
E ancora:
La scuola e la mobilità sociale.
“Promuovere l’eccellenza e contrastare la dispersione scolastica, con una scuola flessibile e capace di personalizzare i propri obiettivi, inclusiva e di qualità. Aumentare l’autonomia finanziaria e organizzativa delle scuole, sia per quanto riguarda la definizione dell’offerta formativa, sia per quel che riguarda il reclutamento, le carriere e la retribuzione degli insegnanti: autonomia e valutazione devono muoversi di pari passo, per consentire agli operatori della scuola, dal ministro agli insegnanti, di verificare la bontà delle scelte da loro effettuate. Stimolare la mobilità sociale restituendo alla scuola una funzione sociale e di sviluppo dei territori.”

Come si può agevolmente vedere i passaggi che riguardano la scuola, nelle tre mozioni, si assomigliano pressoché tutti o quasi. Le stesse sono, più o meno, le “parole-chiave” ricorrenti. Merito, innanzi tutto. E poi: autonomia, mobilità sociale, progressione di carriera dei docenti, educazione permanente, accoglienza degli immigrati, ecc.
Si tratta, senza dubbio, di affermazioni generali, se non addirittura generiche. E forse, in tesi politiche congressuali, questo è (abbastanza) inevitabile.
Ma è chiaro che a coloro che lavorano nella scuola, o che in qualche modo hanno a che fare con il nostro sistema di istruzione (educatori, genitori, osservatori vari) interessa sapere quali implicazioni concrete hanno simili affermazioni generali.
Per questo è importante capire come esse si declinano. Come si traducono in concreto su alcune delle questioni rilevanti che riguardano il dibattito politico in corso (ad es. i temi posti dal ddl Aprea, in discussione) e più in generale i problemi di fondo della scuola italiana.

Ne indichiamo alcune. La questione della formazione e del reclutamento degli insegnanti, tornata di attualità dopo le recenti provocazioni della Lega sulle lingue e le tradizioni locali. Come deve avvenire la selezione del personale docente, sulla base di quali presupposti e di quali modalità di assunzione sul territorio nazionale.
Quindi la questione del precariato e dei posti di lavoro (e torniamo al reclutamento e alle sue forme…).
Il problema centrale della “valorizzazione della professionalità docente” (il riconoscimento del “merito”, appunto), decisiva per la stessa “qualità” dell’insegnamento e della scuola. Cosa vuol dire, come si articola in concreto? Come si riconoscono, sul piano della progressione di carriera (e quindi della retribuzione), gli insegnanti “capaci e meritevoli”? Come vengono individuati e valutati?

La questione della dirigenza scolastica nell’ambito dell’autonomia (di quali risorse e di quali “facoltà” possono disporre i dirigenti scolastici per poter esercitare in maniera efficace questo ruolo nella gestione degli istituti? e come viene valutato il loro operato?).

La questione del rapporto tra Stato (sistema di istruzione nazionale e unitario) e Regioni (decentramento di quali funzioni? quali autonomie locali? quali forme di federalismo, in concreto, e quale ruolo dello Stato nell’istruzione pubblica?).

La questione della laicità dello Stato (e della scuola pubblica di Stato). E quindi, ad esempio, del rapporto tra scuola pubblica e scuola privata, ancorché confessionale, e delle relative politiche di sostegno e finanziamento (o dell’insegnamento confessionale all’interno della scuola pubblica statale).

La questione, ineludibile, di quali risorse e investimenti nel settore dell’istruzione, ritenuto da tutti di fondamentale importanza (e poi?). “Servono risorse e non tagli” dice Franceschini. Sì, ma come e dove? Ci si rende (pienamente) conto che oggi gli istituti scolastici sono in uno stato di generale sofferenza finanziaria (mancanza di risorse per la gestione ordinaria, di fondi per garantire il servizio, supplenze, ecc.) e in condizioni spesso inadeguate sul piano delle strutture, dell’edilizia scolastica e della stessa sicurezza? Si ha davvero il polso della situazione reale, nella sua quotidianità, al di là dei proclami generali sulla scuola e sull’autonomia delle istituzioni scolastiche?

Queste sono solo alcune delle domande che riguardano la scuola pubblica italiana e le sue problematiche. Ad esse (e ad altre ancora) ci aspettiamo che il dibattito congressuale contribuisca a dare alcune risposte. In modo tale che sia chiaro qual è la linea del PD sulla scuola, la sua concezione del sistema di istruzione, le sue proposte concrete di riforma e di cambiamento.

Gianni Gandola

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