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La scuola nelle mozioni congressuali del PD

luglio 27, 2009 by giannigandola, under Senza categoria.

La politica scolastica del governo di centro destra, dettata sostanzialmente dal duo Gelmini-Tremonti, si è rivelata abbastanza chiara, nelle ispirazioni di fondo e negli atti concreti. Una politica che punta decisamente al ridimensionamento della scuola pubblica, al contenimento della spesa in questo settore (di qui i tagli agli organici ed ai finanziamenti) e ad un “ritorno al passato” sul piano ideologico e culturale.
A questo si aggiungono poi le scorribande periodiche di alcune sue componenti, Lega Nord in particolare. Se la mozione del consiglio provinciale di Vicenza sui presidi del Sud poteva essere discutibile, quanto a motivazioni e contenuti, la sortita successiva sul test di dialetto e “cultura regionale” per gli insegnanti, è inequivocabile. Un attacco clamoroso all’unitarietà del nostro sistema di istruzione.

Se questi sono i chiari di luna sul fronte governativo, meno chiari sono gli orientamenti dell’opposizione su molte questioni che riguardano scuola e formazione in genere. Il Partito democratico si sta avvicinando ad un’importante scadenza congressuale. I principali candidati alla guida di questo partito hanno presentato le proprie proposte politiche, in altrettante mozioni.
E’ interessante allora chiedersi: che idea di scuola ha il PD? Quale progetto politico hanno, per quanto riguarda questo settore, i suoi principali esponenti, candidati alla segreteria, e le loro rispettive componenti o aree di riferimento?

Scuolaoggi, a settembre, alla ripresa dei lavori politici e parlamentari, intende aprire un dibattito su questi temi, dedicando uno spazio specifico al congresso del PD, riservato in particolare alla scuola.
Occorre riconoscere che la scuola ha sempre avuto un ruolo abbastanza marginale nei programmi politici dei partiti, anche del centro sinistra. E quando è balzata in primo piano, vedi le famose affermazioni di Prodi, persona seria e perbene, in un lontano convegno a Milano (“l’istruzione al primo posto, ripartire dalla scuola e dalla formazione”), a queste non sempre hanno fatto seguito fatti concreti nelle scelte di governo.

Ma per il momento cominciamo da quel che c’è, ora. Cominciamo a vedere cosa dicono le mozioni dei tre candidati del PD a proposito di scuola e formazione.

Mozione Bersani

“Il Paese chiede molto alla scuola italiana. È chiamata ad aiutare la mobilità sociale, a mantenere unito il Sud e il Nord, a coltivare e praticare l’accoglienza degli immigrati, a rilanciare l’educazione permanente, a ripensare l’insegnamento tecnico per adeguarlo ai modi di produzione contemporanei.
Per questo bisogna anche aiutare la scuola a cambiare: lontana dalle burocrazie ministeriali e ricca di autonomie, pronta a riconoscere i meriti, capace di valutare i progressi raggiunti rispetto ai livelli di partenza, generosa nel restituire motivazione civile e professionale ai docenti. Scuola, università e ricerca sono la prima fonte di energia per il Paese. Le università e gli enti di ricerca devono diventare le migliori istituzioni italiane. Ci vorrà molto impegno. Si può cominciare con nuove regole di finanziamento per aumentare i fondi a enti e atenei che raggiungono i migliori risultati scientifici, che sono inseriti nelle reti internazionali e che riconoscono i talenti dei giovani. Anche così si riporta il merito dal cielo alla terra.”

Mozione Franceschini

“Per questo occorre investire di più in educazione, a cominciare dalla prima infanzia e poi ai vari livelli della scuola, fino alla formazione permanente. Servono più risorse, non tagli.
Risorse che tengano conto dei bisogni, ma anche della qualità dell’insegnamento per stimolare tutti, insegnanti e studenti a migliorare, per responsabilizzare ciascuno a mettere a frutto il tempo preziosissimo della scuola. La scuola è un luogo di servizio, di apprendimento e di responsabilità, non un parcheggio. Vogliamo una scuola autonoma, responsabile e valutabile nei risultati.
Una scuola aperta al mondo esterno, non chiusa su se stessa, che favorisce la crescita sia delle conoscenze sia delle esperienze. Una scuola aperta e moderna deve investire nelle nuove tecnologie, insegnare la confidenza con i nuovi mezzi tecnologici pc, programmi, internet, da cui nascono nuove professioni. Occorre anche rilanciare le scuole dell’arte e le facoltà connesse alla cultura, all’arte, alla sua conservazione e recupero ed insieme ad esse anche le facoltà scientifiche.
Il criterio del merito, associato a quello del dovere, deve riguardare in primo luogo la scuola e le università, gli studenti e le loro famiglie.
Ma deve poi riguardare anche la progressione di carriera dei docenti e deve diventare il criterio per il trasferimento di risorse da parte dello Stato alle singole università, con certificazione di qualità in base a parametri europei.”

Mozione Marino

“Una scuola inclusiva e di qualità è un nostro obiettivo fondamentale. Tra tutti i paesi europei l’Italia è uno di quelli in cui il ceto sociale di appartenenza e il livello di scolarità dei genitori più influenzano la potenzialità dello studente. Le scuole invece devono tornare a svolgere il proprio ruolo sociale e di integrazione (anche di bambini e ragazzi stranieri), assolvendo ad una funzione generale di crescita dei territori.”
E ancora:
La scuola e la mobilità sociale.
“Promuovere l’eccellenza e contrastare la dispersione scolastica, con una scuola flessibile e capace di personalizzare i propri obiettivi, inclusiva e di qualità. Aumentare l’autonomia finanziaria e organizzativa delle scuole, sia per quanto riguarda la definizione dell’offerta formativa, sia per quel che riguarda il reclutamento, le carriere e la retribuzione degli insegnanti: autonomia e valutazione devono muoversi di pari passo, per consentire agli operatori della scuola, dal ministro agli insegnanti, di verificare la bontà delle scelte da loro effettuate. Stimolare la mobilità sociale restituendo alla scuola una funzione sociale e di sviluppo dei territori.”

Come si può agevolmente vedere i passaggi che riguardano la scuola, nelle tre mozioni, si assomigliano pressoché tutti o quasi. Le stesse sono, più o meno, le “parole-chiave” ricorrenti. Merito, innanzi tutto. E poi: autonomia, mobilità sociale, progressione di carriera dei docenti, educazione permanente, accoglienza degli immigrati, ecc.
Si tratta, senza dubbio, di affermazioni generali, se non addirittura generiche. E forse, in tesi politiche congressuali, questo è (abbastanza) inevitabile.
Ma è chiaro che a coloro che lavorano nella scuola, o che in qualche modo hanno a che fare con il nostro sistema di istruzione (educatori, genitori, osservatori vari) interessa sapere quali implicazioni concrete hanno simili affermazioni generali.
Per questo è importante capire come esse si declinano. Come si traducono in concreto su alcune delle questioni rilevanti che riguardano il dibattito politico in corso (ad es. i temi posti dal ddl Aprea, in discussione) e più in generale i problemi di fondo della scuola italiana.

Ne indichiamo alcune. La questione della formazione e del reclutamento degli insegnanti, tornata di attualità dopo le recenti provocazioni della Lega sulle lingue e le tradizioni locali. Come deve avvenire la selezione del personale docente, sulla base di quali presupposti e di quali modalità di assunzione sul territorio nazionale.
Quindi la questione del precariato e dei posti di lavoro (e torniamo al reclutamento e alle sue forme…).
Il problema centrale della “valorizzazione della professionalità docente” (il riconoscimento del “merito”, appunto), decisiva per la stessa “qualità” dell’insegnamento e della scuola. Cosa vuol dire, come si articola in concreto? Come si riconoscono, sul piano della progressione di carriera (e quindi della retribuzione), gli insegnanti “capaci e meritevoli”? Come vengono individuati e valutati?

La questione della dirigenza scolastica nell’ambito dell’autonomia (di quali risorse e di quali “facoltà” possono disporre i dirigenti scolastici per poter esercitare in maniera efficace questo ruolo nella gestione degli istituti? e come viene valutato il loro operato?).

La questione del rapporto tra Stato (sistema di istruzione nazionale e unitario) e Regioni (decentramento di quali funzioni? quali autonomie locali? quali forme di federalismo, in concreto, e quale ruolo dello Stato nell’istruzione pubblica?).

La questione della laicità dello Stato (e della scuola pubblica di Stato). E quindi, ad esempio, del rapporto tra scuola pubblica e scuola privata, ancorché confessionale, e delle relative politiche di sostegno e finanziamento (o dell’insegnamento confessionale all’interno della scuola pubblica statale).

La questione, ineludibile, di quali risorse e investimenti nel settore dell’istruzione, ritenuto da tutti di fondamentale importanza (e poi?). “Servono risorse e non tagli” dice Franceschini. Sì, ma come e dove? Ci si rende (pienamente) conto che oggi gli istituti scolastici sono in uno stato di generale sofferenza finanziaria (mancanza di risorse per la gestione ordinaria, di fondi per garantire il servizio, supplenze, ecc.) e in condizioni spesso inadeguate sul piano delle strutture, dell’edilizia scolastica e della stessa sicurezza? Si ha davvero il polso della situazione reale, nella sua quotidianità, al di là dei proclami generali sulla scuola e sull’autonomia delle istituzioni scolastiche?

Queste sono solo alcune delle domande che riguardano la scuola pubblica italiana e le sue problematiche. Ad esse (e ad altre ancora) ci aspettiamo che il dibattito congressuale contribuisca a dare alcune risposte. In modo tale che sia chiaro qual è la linea del PD sulla scuola, la sua concezione del sistema di istruzione, le sue proposte concrete di riforma e di cambiamento.

Gianni Gandola

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