Archive for settembre, 2009
Bastico: queste le proposte del PD per una scuola pubblica di qualità
settembre 21, 2009 by scuolaoggi, under proposte del PD.
La mannaia del governo sulla Scuola Pubblica
La scuola è appena cominciata, eppure già si vedono gli effetti devastanti delle scelte del Governo sulla scuola: tagli indiscriminati e licenziamenti di massa dei precari, più alunni e meno insegnanti, meno scuole e più alunni per classe, scuole senza soldi per il loro funzionamento quotidiano. Sono 8 i miliardi di euro tagliati in tre anni alla scuola pubblica dal governo con 132.00 posti di lavoro in meno.
Quest’ anno scolastico sono oltre 7 milioni e 825.000 gli studenti (di cui 700.000 stranieri), circa 70.000 in più dello scorso anno, con classi che possono arrivare fino a 30/33 alunni, in una situazione di drastici tagli al personale: oltre 58.000 in meno di cui oltre 42.000 insegnanti e oltre 16.000 addetti del personale ATA (tecnici, bidelli e amministrativi).
Il Ministro Gelmini per tacitare la protesta e la disperazione di centinaia di migliaia di precari, ormai diffusa in tutto il paese, ha cercato, ancora una volta, di occultare la verità con messaggi propagandistici come con l’ultimo ennesimo decreto, chiamato cinicamente, salva-precari ma che, in realtà, non salva proprio nessuno.
Il piano Tremonti-Gelmini, infatti, è al primo anno di applicazione e sono già 26.000 i precari licenziati: 18.000 insegnanti e 8.000 addetti al personale ATA.
Si tratta di un decreto assolutamente inadeguato ad affrontare un problema così importante che coinvolge la vita di centinaia di migliaia di persone e la qualità stessa della scuola pubblica del nostro paese. Il governo Berlusconi non ha attuato il piano del Governo Prodi, definito con la Finanziaria 2007, con il quale si avviava a soluzione l’annoso problema del precariato: un piano di assunzione in tre anni di 150.000 docenti e 30.000 addetti ATA. Il precedente governo di centrosinistra ha mantenuto l’impegno e ha proceduto, dunque, a dare corso alla prima parte del piano di stabilizzazione con l’assunzione di 50.000 insegnanti e 10.000 addetti ATA mentre l’attuale governo, immettendo in ruolo solo 16.000 unità (8.000 docenti e 8.000 addetti ATA), ha disatteso così le legittime aspettative di ben 104.000 lavoratori della scuola che dovevano essere assunti.
Con il “decreto-precari che non salva nessuno” si promuove, dunque, un’ulteriore discriminazione tra i precari affidando ai precari “licenziati” supplenze brevi, destinate ad altri precari, da parte delle singole scuole. Inoltre, con i cosiddetti “contratti di disponibilità”, da un lato si sostituiscono i limitati ammortizzatori sociali già esistenti e, dall’altro, non si prevede di destinare a questo scopo risorse finanziare aggiuntive a carico dello Stato e si scarica, invece, sulle regioni il finanziamento di incarichi incerti e non chiaramente definiti. Insomma, ci troviamo di fronte al rischio di un ennesimo spot privo di alcuna sostanza concreta.
Le scuole sono oberate dai debiti e la gran parte non hanno neanche i soldi per garantire le condizioni minime per il loro funzionamento quotidiano, per le supplenze, le attività didattiche.
In tali condizioni quest’anno accadrà ancora più spesso quello che è avvenuto lo scorso anno: i bambini saranno sparpagliati in altre classi per la mancanza di personale insegnante, mancheranno i soldi per le fotocopie, la carta igienica e i sussidi didattici. Lo scorso anno le scuole superiori hanno avuto solo pochi spiccioli per i corsi di recupero obbligatori che hanno potuto funzionare solo con orari ridotti ed accorpati per più ambiti disciplinari. Le previsioni per quest’anno, se possibile, sono ancora peggiori.
Il maestro unico è stato bocciato dalle famiglie italiane. Il Ministro Gelmini cerca di imbrogliare l’opinione pubblica manipolando i dati: ha affermato che il “69,6% delle famiglie ha preferito il maestro unico”. In realtà solo il 2% ha scelto il maestro unico con l’orario a 24 ore settimanali, il 9% l’orario a 27 ore, il 58.6% l’orario a 30 ore e il resto le 40 ore.
Il presunto aumento del tempo pieno. Il ministro ha annunciato delle cifre che non collimano con i dati in possesso di alcune Regioni. Per esempio in Emilia Romagna non sono state istituite, per mancanza di personale, ben 128 sezioni a tempo pieno richieste dalle famiglie. In realtà con l’abolizione delle compresenze degli insegnanti, quest’anno sono stati tagliati circa 9.200 posti di insegnanti determinando una situazione di grave difficoltà per le scuole e, soprattutto, per centinaia di migliaia di bambini che hanno l’orario di 30 e 40 ore. Moltissimi di loro non avranno più gli stessi insegnanti dello scorso anno ma un cosiddetto insegnante unico di riferimento, invenzione della Gelmini (non prevista dalla legge), con 22 ore settimanali e fino ad altri 6/8 insegnanti che faranno altri spezzoni di orario. Altro che maestro unico; ci sarà una moltiplicazione di insegnanti che si incontreranno, se va bene, sulla porta, e non potranno concordare un programma didattico, attivare laboratori, sostenere con programmi mirati i più deboli, garantire le attività previste con le uscite didattiche fuori della scuola per le quali è necessario almeno un insegnante ogni 14 bambini. Insomma, non è vero che è stato potenziato il tempo pieno ma è stato riportato in vita il doposcuola. Non solo, è stato tagliato anche il tempo prolungato nella scuola media.
Per giustificare l’intervento sulla scuola elementare era stato promesso l’incremento del 50% del tempo pieno (da 34.000 a 51.000 classi). L’incremento concesso è di appena 2.191 classi.
Per incrementare del 2% (dal 25% al 27% ) le classi a tempo pieno, sono stati azzerarti tutti i moduli, ma il Ministro presenta questo disastro come un risultato strabiliante. La propaganda può anche trovare credito perché, di solito, i cittadini coinvolti sui singoli problemi sono una minoranza, ma il Ministro ha esagerato con le bugie e gli effetti si sono cumulati. E non può pensare di nascondere i fatti con le minacce agli insegnanti a cui sarebbe proibito di pensare e di dissentire.
Inglese nella scuola elementare. Sono stati aboliti tutti i 12.000 posti di insegnanti specializzati, 4000 solo quest’anno. Gli insegnanti unici di riferimento dovranno insegnare anche l’inglese e dopo solo 150 ore di formazione. Altro che inglese potenziato!
Lunghe liste d’attesa nella scuola dell’infanzia e le classi primavera senza finanziamenti. In tutto il paese sono aumentate le liste di attesa, non sono state attivate numerose classi della scuola dell’infanzia e le classi primavera istituite dal Governo Prodi non solo non sono aumentate ma sono a rischio di chiusura perché il governo ha ridotto i finanziamenti e ancora non c’è alcuna certezza per la loro erogazione.
Anche nelle scuole superiori è stato drasticamente ridotto il personale, in particolare sono state tagliate 12.000 unità, nonostante i regolamenti debbano ancora essere approvati.
I corsi riservati agli adulti saranno drasticamente ridotti per il taglio di 1500 insegnanti.
Per quanto riguarda l’edilizia scolastica non sono stati ripristinati i 25 milioni stanziati dal Governo Prodi per finanziare un piano pluriennale, cofinanziato con le Regioni e gli Enti locali, per la messa a norma e la modernizzazione delle strutture scolastiche. I tanto sbandierati fondi FAS previsti con le delibere CIPE non sono stati ancora assegnati.
In questo quadro così disastroso, il Partito democratico continuerà con forza la sua battaglia di opposizione in Parlamento e continuerà a stare al fianco delle famiglie, degli studenti e del personale della scuola.
Abbiamo già chiesto che il Ministro dell’Istruzione venga in Parlamento a riferire lo stato della situazione e portare a conoscenza dei parlamentari i dati reali e non quelli manipolati.
Nei mesi scorsi abbiamo promosso una petizione popolare sottoscritta da più di 500.000 cittadini con la quale si chiede il ritiro dei tagli e di affrontare con rigore e serietà i veri nodi e i problemi della scuola italiana. Abbiamo già presentato in parlamento una mozione che riassume i contenuti della petizione. Questa mattina, inoltre, presenteremo una nuova mozione e un’interpellanza urgente.
Queste le proposte per una scuola pubblica di qualità, più autonoma e radicata nel territorio:
• una scuola che valorizzi il merito e non lasci indietro nessuno, capace di educare al rispetto e alla responsabilità e di rendere effettivo il diritto all’istruzione, costituzionalmente garantito per tutti e per ciascuno, e il raggiungimento di un diploma o di una qualifica professionale almeno triennale, come garanzia minima della realizzazione dei diritti di cittadinanza e di accesso ai «gradi più alti degli studi»;
• una scuola più sicura e qualificata per allievi, insegnanti, dirigenti e personale ATA, con adeguate risorse finanziarie e di personale, con la stabilizzazione dei rapporti di lavoro e con interventi per la sicurezza, la funzionalità e il decoro delle strutture scolastiche;
• rafforzare e realizzare il patto educativo tra scuola, famiglie e studenti;
• un piano straordinario, sostenuto da risorse aggiuntive, finalizzato all’abolizione dei tagli introdotti dall’art.64 della legge n. 133/2008 e all’immissione in ruolo per docenti e addetti ATA così come previsto dal piano realizzato dal governo Prodi;
• un’indennità di disoccupazione per due anni ai precari a cui non sarà rinnovato il contratto;
• gli eventuali accordi regionali per il precariato devono mantenere criteri d’intervento e di applicazione unitaria e, pertanto, chiediamo che uno schema di convenzione sia discusso con la massima urgenza al tavolo di confronto della Conferenza Unificata Stato/Regioni; questi accordi devono comunque prevedere interventi e garanzie per tutto il personale precario della scuola, sia docente sia personale ATA;
• assegnare un numero certo e stabile di insegnanti e di personale ATA (organico funzionale) alle scuole sulla base di criteri oggettivi, in modo da garantire continuità didattica e autonomia, per realizzare un piano dell’offerta formativa (POF) di qualità, nel rispetto delle norme nazionali;
• assegnare risorse adeguate alle scuole, per il loro funzionamento e per l’offerta formativa;
• attuare un piano straordinario nazionale per la messa a norma degli edifici scolastici, per il risparmio energetico, per la realizzazione di laboratori e attrezzature didattiche, anche con la riduzione dei vincoli del patto di stabilità, che blocca gli investimenti degli enti locali, e lo snellimento delle procedure amministrative;
• abolire le disposizioni relative al maestro unico, all’orario di 24 ore settimanali e ripristinare le compresenze degli insegnanti nella scuola elementare;
• garantire per gli studenti il diritto allo studio ed al successo scolastico, finanziando, d’intesa con le Regioni e gli Enti Locali, un piano nazionale straordinario per assicurare borse di studio, libri gratuiti per i dieci anni della scuola dell’obbligo, mense e trasporti, garantire il successo scolastico dei bambini disabili e svantaggiati e la piena integrazione dei bambini immigrati e contrastare la dispersione e l’abbandono scolastico;
• realizzare un piano straordinario di aggiornamento in servizio dei docenti, partendo dalla scuola media e dal biennio dell’obbligo, con priorità per la matematica, le discipline scientifiche e linguistiche;
• attivare un sistema di valutazione delle scuole e dei docenti, gestito da una «autorità esterna», riguardante docenti e dirigenti scolastici e relativo al funzionamento delle scuole e ai risultati di apprendimento conseguiti dai ragazzi, in termini di crescita relativa, al fine di individuare e diffondere le migliori esperienze e di incentivarle e di sostenere le situazioni di svantaggio;
• avviare, d’intesa con le regioni sperimentazioni in varie province, come già stabilito dalla legge finanziaria per il 2008 del Governo Prodi, per migliorare l’efficacia e l’efficienza della spesa per l’istruzione, lasciando le risorse risparmiate ai territori e alle scuole che le hanno realizzate, premiando cosi le realtà più virtuose;
• realizzare una proposta di riforma partecipata della scuola superiore, che valorizzi i saperi tecnici e scientifici, porti a sistema il meglio delle sperimentazioni realizzate nelle scuole superiori e mantenga l’unitarietà del sistema, inclusi gli istituti professionali di Stato, garantendo, inoltre, e rendendo effettivo, secondo la normativa approvata dal Governo Prodi, l’obbligo di istruzione a 16 anni;
• riconoscere l’apprendimento per tutta la vita come diritto di ogni cittadino, potenziando, a tal fine, il raccordo scuola-università, i centri territoriali per l’educazione degli adulti, la formazione professionale e le università degli adulti e della terza età.
• stanziare più risorse per sostenere la ricerca/azione delle istituzioni scolastiche autonome al fine di sviluppare reti di scuole che sperimentino nuove metodologie didattiche e che consentano di condividere e moltiplicare le buone pratiche ed i percorsi virtuosi intrapresi da ogni singola Istituzione.
Mariangela BASTICO, responsabile scuola PD
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Sulla laicità della scuola pubblica di Stato
settembre 15, 2009 by scuolaoggi, under laicità.
L’ INSEGNAMENTO DELLA RELIGIONE NELLE SCUOLE PUBBLICHE
I contenuti dell’insegnamento
Proviamo ad immaginare una scuola che comprenda il laico insegnamento delle religioni e non l’insegnamento della religione cattolica, esercizio di immaginazione non semplice in uno Stato come il nostro dove il contenuto dell’insegnamento della religione è sempre stato confessionale, e relativo ad un unica confessione: quella della religione cattolica.
Tutto ribadito da una circolare della Congregazione Vaticana per l’Educazione Cattolica, a cui si è prontamente allineata Maria Stella Gelmini, ribadendo di non essere a favore di un insegnamento multiconfessionale, ma per la salvaguardia dell’insegnamento della religione “così com’è stato concepito…Nel nostro Paese la religione cattolica non può essere paragonata alle altre religioni. Ha una valenza maggiore, è praticata dalla stragrande maggioranza della popolazione e ha un passato attualissimo. Non la si può mettere sullo stesso piano delle altre religioni, che vanno comunque rispettate”.
Ciò significa che nelle nostre scuole pubbliche l’insegnamento della religione cattolica (ancorché attraverso la possibilità di scelta e non l’obbligatorietà) è e sarà garantito anche quest’anno. Quello delle altre religioni no.
Ma in uno stato “laico” ogni confessione religiosa dovrebbe avere la stessa considerazione, e la convivenza e il rispetto di tutte le confessioni è sancita dalla nostra Costituzione, anzi l’insegnamento delle religioni (tutte), potrebbe diventare uno straordinario strumento di integrazione se concepito come un mezzo per diffondere e approfondire la conoscenza delle culture di tutte le religioni in una società che diventa sempre più multietnica e multiculturale.
Disparità
L’attuale organizzazione dell’insegnamento della religione cattolica è strutturato in modo tale da rendere difficile l’accorpamento delle classi se pochi studenti scelgono l’insegnamento della religione, infatti l’insegnamento della religione è facoltativo ma rientra nell’orario scolastico, fa parte dell’orario obbligatorio, cioè non è tra le attività opzionali.
Tornando indietro alla legge Moratti ricordiamo che essa prevedeva circa 3 ore settimanali (qualora richieste dalle famiglie) di attività opzionali. Se in questo ambito fosse iscritto l’insegnamento della religione cattolica, l’orario base resterebbe lo stesso per tutti, e ci sarebbe pari opportunità di scelta da parte di chi professa altre religioni.
Nomine, costi e reclutamento degli insegnanti
Attualmente l’insegnamento della religione nella scuola pubblica italiana, costa allo Stato poco meno di un miliardo di euro annui, ma la formazione e l’accesso alle cattedre sono differenti dalle altre docenze.
Perchè la formazione degli insegnanti di religione è diversa da quella degli altri? Perchè non è necessaria la specializzazione per l’abilitazione?
Nel 2003 circa il 60% degli insegnanti di religione è stato immesso in ruolo previo concorso, e oggi circa il 70 % delle cattedre di religione viene coperto dall’Ufficio regionale Scolastico, d’intesa con l’ordinario diocesano, tra coloro che hanno superato il concorso. Il restante 30 % è ancora nominato direttamente dalla curia diocesana, che ha potere di revoca degli insegnanti.
Sulla disparità di trattamento retributivo tra gli insegnanti di religione e gli altri insegnanti, e sulle discriminazioni dipendenti dal credo religioso del lavoratore era già intervenuta un anno fa la UE chiedendo informazioni in merito al governo Berlusconi.
In Italia tra l’altro, alcune sentenze si sono già espresse a favore della risoluzione della disparità di trattamento economico, e hanno evidenziato come illegittima la partecipazione ai crediti formativi e alla valutazione del profilo scolastico dell’insegnamento della religione cattolica.
TRE PROPOSTE
Vorremmo avanzare tre proposte, le prime due alternative tra loro e transitorie, in attesa che la terza, che rappresenta il nostro vero obbiettivo, abbia il giusto tempo di preparazione anche attraverso la modifica dei curricula e degli insegnamenti universitari.
1) Obbligatorietà dell’insegnamento specifico della cultura delle religioni, perchè la conoscenza delle religioni, di tutte le religioni è fondamentale per il processo di integrazione e ’insegnamento di una storia delle religioni è più coerente e adeguato con lo sviluppo della nostra e società verso la multietnicità,
2) L’insegnamento della religione cattolica, e di altre confessioni che hanno la stessa dignità, è facoltativo e rientra nelle attività opzionali, e viene proposto in autonomia dalle scuole come offerta formativa aggiunta, perchè insegnare la religione, ogni singola religione, non è compito precipuo della scuola, ma delle Chiese.
Occorrerà comunque, come già è prassi per altre materie, definire i numeri minimi di adesioni (in autonomia scolastica) che consentano di attivare il corso.
3) L’insegnamento delle religioni, inteso come cultura e storia delle religioni tutte, non è singola materia di insegnamento ma viene compresa (introducendo approfondimenti anche nei curricula universitari) nelle discipline umanistiche dell’area storia-geografia, ed civica.
Quindi non necessita di specializzazione, formazione e reclutamento ad hoc, e, non essendo una disciplina a parte, potrebbe garantire margini di risparmio di spesa molto alti.
Detto tutto ciò non possiamo ignorare che al momento l’insegnamento della religione cattolica nelle nostre scuole è materia regolata dal Concordato e dai Patti Lateranensi e dalle successive Intese tra Repubblica Italiana e Conferenza Episcopale Italiana quindi ogni modifica coinvolge una revisione dei Patti o dell’Intesa.
E quindi è necessario legare questa proposta ad una profonda revisione dei Patti e delle Intese.
Paola Bocci, Diana De Marchi (Mozione Marino), 12 settembre 2009
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Uno spazio di confronto
settembre 8, 2009 by scuolaoggi, under Senza categoria.
Prima dell’estate Gianni Gandola ha scritto un articolo per Scuola Oggi nel quale annunciava una bella iniziativa di questo giornale: ospitare uno spazio di confronto tra le mozioni congressuali del Partito Democratico, riservato in particolare alla scuola. Si chiedeva Gandola: “Quale progetto politico hanno, per quanto riguarda questo settore, i suoi principali esponenti, candidati alla segreteria, e le loro rispettive componenti o aree di riferimento?” e aggiungeva (e non poteva che essere così) un elenco di principi e “parole chiave” che accomunano tutte le mozioni: merito, autonomia, mobilità sociale, progressione di carriera dei docenti, educazione permanente, accoglienza degli immigrati…
Tutti noi abbiamo a cuore le sorti della scuola nel nostro paese e ci battiamo per una sua profonda trasformazione; ci è anche chiaro che purtroppo non potrà essere la destra, in particolare questa destra, a rilanciare la scuola, impegnata com’è nella quotidiana svalutazione del settore e di chi vi lavora e nella sottrazione indiscriminata di risorse ad un settore chiave per lo sviluppo dell’Italia.
In questo congresso ci riconosciamo in mozioni differenti, ma ci accomuna la militanza nello stesso partito e la consapevolezza che i nodi individuati da Scuola Oggi sono quelli da affrontare se – chiunque condurrà il partito dopo il 25 ottobre – il Pd vorrà tornare al governo del paese e mettere in pratica i suoi progetti. Ricordiamo i punti posti da Gandola: formazione e reclutamento degli insegnanti, connesso al tema del precariato; valorizzazione della professionalità docente (come si articola; come si riconoscono sul piano della progressione di carriera e della retribuzione gli insegnanti che più meritano, come vengono individuati e valutati); di quali risorse e di quali poteri possono disporre i dirigenti nella scuola dell’autonomia e come anch’essi possono essere valutati; quale dev’essere il rapporto tra Stato e Regioni, anche alla luce della riforma del Titolo V; il rapporto tra scuola pubblica e scuola privata; il finanziamento delle scuole (che in molti casi e sotto il livello di sussistenza). A questi vanno aggiunte le questioni delle politiche per l’infanzia che l’Amministrazione sta sempre più svilendo, trasformando asili nido e materne comunali in un servizio di mera curatela, depauperando e disperdendo un patrimonio di competenze e progetti che un tempo rappresentava uno dei fiori all’occhiello del Comune di Milano.
La proposta che Scuola Oggi ha avanzato non la riteniamo solo importante, ma anche – come si dice – un’occasione da prendere al volo. Per il Pd e i suoi militanti, che potranno avere una platea in più per confrontarsi e arricchire il congresso; per i lettori di Scuola Oggi che, se – come auspichiamo – vorranno partecipare al nostro congresso e alle elezioni del Segretario del 25 ottobre, potranno decidere con maggiore consapevolezza. Ringraziamo dunque Scuola Oggi che ci offre questa opportunità e ci impegniamo a dare il nostro contributo al dibattito, forti di una certezza: dal 26 ottobre tutte le idee che saranno espresse in questa e in altre sedi di confronto avranno pari cittadinanza e contribuiranno a definire il progetto alternativo alla destra che porterà il centrosinistra a concorrere per il governo di questa città, della Lombardia e dell’Italia.
Marilena Adamo (Franceschini), Paola Bocci (Marino), Marco Campione (Bersani), Emilia De Biasi (Franceschini), Diana De Marchi (Marino), David Gentili (Bersani), Federico Niccoli (Bersani), Sara Valmaggi (Franceschini), Francesca Zajczyk (Marino).
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Occorre investire di più in educazione
settembre 7, 2009 by giannigandola, under Senza categoria.
“/La creatività e i talenti si sviluppano a cominciare dalla scuola. Per
questo occorre investire di più in educazione, a cominciare dalla prima
infanzia e poi ai vari livelli della scuola, fino alla formazione
permanente. Servono più risorse, non tagli. Risorse che tengano conto
dei bisogni, ma anche della qualità dell’insegnamento per stimolare
tutti, insegnanti e studenti a migliorare/”
Dalla Mozione congressuale presentata da *DARIO FRANCESCHINI*
*Carissima/o*
Nel dibattito precongressuale che sta caratterizzando il nostro partito
vorremmo si parlasse di più del grave momento che sta attraversando la
scuola italiana.
*Dario Franceschini* ha espresso in questi giorni la propria solidarietà
ai precari della scuola visitando le insegnanti di Benevento che da
giorni portano avanti la loro protesta sul tetto dell’ufficio scolastico
provinciale.
Un gesto simbolico, che tuttavia rimanda ad un problema concreto di
prospettiva che questo Paese deve avere nei confronti di un settore
decisivo per il proprio sviluppo.
Per tenere alta questa attenzione e per ribadire il nostro sostegno
all’azione politica dell’attuale segreteria, che non a caso ha
registrato l’adesione alla propria mozione di *Giuseppe Fioroni* e
*Mariangela Bastico**,* responsabili nazionali del partito per le
politiche formative e per la scuola nonché ministro e vice ministro
della pubblica istruzione del precedente governo, abbiamo deciso di
creare un *Comitato Franceschini per la scuola e la formazione*, al
quale ti chiediamo di aderire e di far aderire più persone possibili.
Vorremmo essere in tanti a sostenere una linea politica capace di
guardare al futuro anche per la scuola italiana
Marilena Adamo
Bonelli Giuseppe
Ceruti Mauro
De Biasi Emilia
Geminiani Iliano
Domenica Morano
Minardi Silvia
Perego Roberta
Rusconi Antonio
Spreafico Carlo
Lia Strani
Sara Valmaggi