Percorsi per una proposta sui Servizi Educativi per l’infanzia
ottobre 14, 2009 di scuolaoggi, in proposte del PD.
a cura di Paola Bocci
(Gruppo Infanzia PD Milano, mozione MARINO)
Dentro l’istruzione: le scuole d’infanzia come primo momento educativo
QUADRO DI RIFERIMENTO ATTUALE
La nuova normativa in materia di riorganizzazione scolastica, dedica un’attenzione apparentemente marginale alle Scuole per l’Infanzia: pochi paragrafi, poche linee guida, note scarne, che però promettono di provocare un danno rilevante alla qualità delle scuole per i bambini dai 3 ai 6 anni, aprendo la strada al loro definitivo passaggio dall’educazione all’assistenza.
Le modifiche introdotte dai Regolamenti e confermate dalla Circolare per le iscrizioni emanata dal MIUR il 15 gennaio 2009, riguardano:
- la possibilità di iscrizione allle scuole d’infanzia per i bambini anticipatari (bambini che compiranno tre anni entro il 30 aprile 2010),
- un ampliamento delle “Sezioni Primavera” (sezioni di passaggio che accolgono i bambini tra i due e i tre anni),
- la possibilità di attivare sezioni solo per la fascia antimeridiana,
- la costituzione di sezioni omogenee secondo gli orari richiesti dalle famiglie
- la possibilità di aumentare il numero di bambini per sezione ( fino a 29).
Queste disposizioni interpretano la riorganizzazione del servizio educativo per l’infanzia come strumento di risparmio economico e sottendono la volontà di riportare le scuole per l’infanzia fuori dal sistema dell’istruzione, nell’ambito dell’assistenza, abbandonando le istanze educative e didatttiche degli ultimi decenni che hanno prodotto un collaudato modello pedagogico di eccellenza.
L’insieme delle nuove disposizioni normative per la scuola d’infanzia (così come per gli altri ordini scolastici) non dà a questa riorganizzazione il carattere di una vera riforma - ponderata e condivisa con le parti coinvolte nel processo– ma appare più come un assemblaggio eterogeneo di provvedimenti mirati ad ottenere risparmi di risorse e di finanziamenti, anche se in origine potenzialmente diretti verso un altro comparto educativo.
OBIETTIVI
L’obbiettivo da raggiungere non può essere solo l’incremento numerico dei posti disponibili, ma l’organizzazione di tutti i servizi educativi per l’infanzia esistenti su un certo territorio come un sistema integrato governato dall’ente locale, in accordo con la normativa nazionale.
E’ necessaria quindi una nuova normativa articolata, esaustiva e condivisa dalle parti coinvolte:
- che riconosca in primo luogo il carattere educativo della scuola materna e dell’asilo nido,
- che sviluppi una reale continuità del progetto educativo 0-6 anni interpretandolo come percorso organico e unitario,
- che individui con chiarezza gli standard qualitativi essenziali e ineludibili dei servizi educativi per la prima infanzia
Una normativa in grado di coordinare i livelli nazionali e locali, e di stabilire i diversi ambiti di competenza per ciò che riguarda:
- la definizione degli standard qualitativi,
- l’individuazione dei requisiti per l’autorizzazione e l’accreditamento dei servizi non gestiti direttamente dall’ente locale,
- la gestione dei compiti di coordinamento e di verifica della qualita di tutti i servizi, pubblici e privati.
Linee di indirizzo:
1. Consentire l’accesso ai servizi educativi per l’infanzia a tutti i bambini – nessun bambino è clandestino – con pari opportunità ;
2. Rispondere in termini quantitativi e qualitativi alla crescente domanda di servizi:
- attivando un consistente incremento dei finanziamenti per aumentare il numero di posti disponibili per la primissima infanzia, compensando gli squilibri territoriali dell’offerta
- aumentando le risorse umane impiegate nei servizi – aumentando i finanziamenti per l’edilizia scolastica (per il completamento dell’ anagrafica dell’edizia scolastica, per gli interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria, per la messa in sicurezza degli edifici)
3. Investire sulla formazione in ingresso e in servizi
Una formazione continua è la condizione necessaria per l’elaborazione di una cultura educativa di qualità, capace di rinnovarsi comprendendo e interpretando le trasformazioni sociali e culturali in atto.
4. Definire anche a livello nazionale alcuni degli standard qualitativi dei servizi, promuovendo poi un’azione di costante monitoraggio, perchè tutto il territorio nazionale abbia riferimenti omogenei, tenendo conto del coinvolgimento e delle prerogative degli Enti Locali – sopratutto dei Comuni, che in molte realtà rappresentano i principali gestori delle strutture- e delle strutture private.
5. Promuovere in tutte le regioni l’attivazione del piano straordinario per i servizi all’infanzia e l’istituzione del Garante dei diritti per l’infanzia e per l’adolescenza a livello nazionale e regionale
6. Potenziare il ruolo di coordinamento dell’Ente Pubblico (locale)