CI INTERESSA ANCORA IL FUTURO DEI NOSTRI FIGLI?

ottobre 24, 2009 di scuolaoggi, in proposte del PD.

Contributo del Gip Scuola del Pd di Milano al Pd lombardo

Come ci ha recentemente ricordato il rapporto sulla mobilità sociale della Fondazione Italia Futura, curato dalla Prof.ssa Irene Tinagli, il livello di mobilità sociale (cioè della possibilità di migliorare la posizione sociale rispetto a quello della famiglia di origine) nel nostro Paese è bassissimo. Di seguito alcuni dati presi dal rapporto.

-         Il 40% degli ultra cinquantenni dichiarava nel 2008 di avere uno stato sociale migliore di quello della famiglia di origine, mentre solo il 6% dei ventenni aveva la stessa percezione e il 20% di questi si collocava in uno stato sociale inferiore a quello della famiglia di origine (dati SWG).

-         La probabilità che una persona il cui padre non abbia completato gli studi superiori riesca a laurearsi è del 10%, contro il 40% in Gran Bretagna e il 35% in Francia. E non solo, mentre negli altri paesi si sono fatti notevoli progressi nel corso del tempo, in Italia tale probabilità è pressoché invariata (dati Eurostat).

-         Alla fine degli anni Ottanta il differenziale retributivo tra vecchi e giovani era meno del 20%; nel 2004 questo gap è arrivato al 35%. Un divario che risulta più pronunciato per i giovani laureati, che hanno perso proporzionalmente più terreno rispetto ai colleghi più anziani con lo stesso livello di istruzione. Inoltre i giovani più istruiti entrati nel mondo del lavoro a metà degli anni Ottanta riuscivano ad aumentare il proprio salario di oltre l’85% nel giro di sette anni, quelli entrati sul mercato del lavoro agli inizi degli anni Novanta dopo sette anni avevano raggiunto un aumento molto inferiore, ossia del 54% (dati Banca d’Italia).

Sono solo alcuni esempi che testimoniano come la nostra società è insieme immobile ed iniqua e che il principale strumento di ascesa sociale, l’istruzione, non funziona più a tale scopo, mentre il condizionamento della condizione sociale e familiare ha sempre più importanza.

Certamente una delle cause di questa situazione è determinata dall’inadeguatezza del sistema scolastico, ma anche dal fatto che, malgrado il governo continui ad affermare il contrario, la spesa per l’istruzione italiana rappresenta il 10% del prodotto interno lordo contro il 13% della media europea (si veda il Rapporto OCSE 2009), mentre la percentuale di studenti che termina la scuola secondaria ci vede agli ultimi posti.

I giovani e le famiglie italiane possono accettare di continuare a sentir parlare delle spese per l’istruzione come di un insopportabile peso, senza con ciò decretare la fine delle speranze di miglioramento basate sul merito di ciascuno? E quando si considererà davvero la formazione come ciò che determina il futuro del paese e non la palestra degli annunci e delle demagogie?

Chi come noi opera a Milano e in Lombardia, proprio perché è a contatto con i problemi del territorio più avanzato, più “europeo” del nostro Paese, rileva alcuni fatti che sono sotto gli occhi di tutti, anche se non tutti vogliono vederli, preferendo chi rimpiangere i “bei tempi andati” chi denunciare il lassismo e il permissivismo della scuola italiana, figlio dell’immancabile ’68.

  1. Nulla, tra i risparmi di spesa ottenuti, viene re-investito nella scuola: dirigenti,  insegnanti e personale vengono assunti con gli stessi criteri assurdi di sempre; nessun riconoscimento viene garantito al merito e all’innovazione didattica.
  2. Le scuole sono spesso insicure anche perché molti Comuni (Milano in testa) da anni non fanno la necessaria manutenzione.
  3. Le scuole non hanno i fondi necessari per funzionare, perché lo Stato versa con anni di ritardo i già insufficienti finanziamenti ordinari e non dà praticamente più alcuna risorsa per  la strumentazione scientifica, sicché si vive spesso solo con i contributi delle famiglie, anche nella fascia dell’obbligo. In queste condizioni, l’autonomia delle scuole viene soffocata.
  4. Per i contrasti con le Regioni, il Governo – pur in presenza di fondi già stanziati – non fa partire le “sezioni primavera” della scuola d’infanzia, che potrebbero alleviare i drammatici problemi delle madri con figli inferiori ai tre anni. L’attivazione delle sezioni primavera è la valida alternativa all’inserimento degli anticipatari nelle classi, ma non può prescindere da un programma di formazione iniziale e in servizio degli educatori, per realizzare il quale è necessario che gli Enti Locali mettano in campo finanziamenti continuativi; senza formazione specifica questi servizi non potranno rispondere adeguatamente al progetto educativo di “saldatura” a loro affidato.
  5. Sulla base dell’ideologia del “maestro unico prevalente” si è posto fine al modulo basato sulla collaborazione tra i docenti e non si hanno più le risorse per garantire l’insegnamento della lingua inglese nelle scuole elementari. I tagli di personale hanno colpito in maniera indifferenziata le regioni che avevano un rapporto alunni/docenti adeguato in relazione al servizio offerto e quelle che non lo avevano e sono ricaduti principalmente sui più bisognosi: i portatori di handicap, gli stranieri di prima alfabetizzazione.
  6. Anche la questione degli studenti cosiddetti “stranieri” è affrontata in modo esclusivamente ideologico. Il Ministro propone un tetto del 30% di studenti stranieri in ogni classe, ma tale proposta è in parte inapplicabile (in scuole con il 90% di “stranieri” come si pensa di procedere? Deportando gli studenti in eccesso?) e in parte inutile e dannosa perché non rispetta l’autonomia delle singole scuole e non tiene conto di un dato molto semplice: se esiste un problema legato agli apprendimenti degli studenti di prima alfabetizzazione e dunque in parte anche degli italiani che stanno in classe con loro, questo attiene non al paese di provenienza o di nascita dello studente (in alcuni casi quel paese si chiama Italia!), ma alla conoscenza della lingua italiana.
  7. La riforma della scuola secondaria superiore, che pure era stata impostata dal governo di centro-sinistra secondo criteri di modernizzazione e di equità viene condotta con modalità e tempi che producono nuovo precariato e che costringono gli Enti Locali a elaborare piani prima ancora che i Regolamenti siano stati approvati definitivamente, creando confusione e disorientamento nelle famiglie.
  8. Il Regolamento approvato in prima lettura sull’Istruzione degli adulti cancella la possibilità per le scuole di avere personale dedicato all’insegnamento della lingua italiana per gli stranieri.

Per tutto quanto detto fin qui, la nostra scuola va urgentemente cambiata, modernizzata, resa più efficiente ed equa. Non si tratta solo di chiedere più risorse, ma di cambiare il modo di guardare ai problemi della scuola: aumentare le risorse in rapporto al PIL adeguandole alla media europea, ma senza pensare di estendere a tutti la stessa cultura astratta che era patrimonio di pochi. Come dimostrano i fatti, questa illusione produce solo esclusione e spreco.

Bisogna piuttosto fare i conti con le modalità di apprendimento delle nuove generazioni, con la pluralità delle intelligenze e delle motivazioni, attraverso una discussione aperta a tutto l’associazionismo professionale e alla società civile, come avviene nei grandi paesi avanzati quando si tratta di questioni cruciali per lo sviluppo del Paese. Bisogna andare incontro alle culture giovanili con un uso generalizzato delle tecnologie e con una flessibilità dei curricoli proposti, tale da permettere “opzionalità” non solo al singolo Istituto scolastico, ma anche ai singoli studenti.

Proponiamo al PD lombardo una “piattaforma” per orientare il lavoro politico dei territori nei prossimi mesi e alcune modalità per la nostra azione futura anche in relazione al rapporto con il Pd nazionale.

-         Lo strumento dell’autonomia deve essere rilanciato anche nel quadro del trasferimento delle competenze alle Regioni, previsto dal Titolo V della Costituzione: alla luce del sole e non nelle intese maturate nelle segrete stanze del Ministero. L’attribuzione delle risorse alla Regione dovrà fondarsi su meccanismi chiari e non sulla trattativa con le agenzie formative come finora è avvenuto. Il dibattito su questo punto è urgente, deve essere pubblico e deve coinvolgere Province, Comuni e la rappresentanza delle scuole autonome.

-         I fondi necessari per il funzionamento ordinario, per le supplenze, per gli esami vanno versati subito, in maniera che le scuole possano fare i loro bilanci con serenità. Tutti i  debiti dello Stato verso le scuole debbono essere saldati.

-         Le scuole elementari e medie siano lasciate libere di scegliere i loro modelli organizzativi e pedagogici sulla base dell’organico ad esse assegnato, che deve essere adeguato al tempo scuola effettivamente richiesto dalle famiglie. Si generalizzi davvero la scuola d’infanzia e partano immediatamente le sezioni primavera. Si incrementino i controlli sull’organico in relazione al numero degli studenti (non solo in Lombardia), ma si diano le risorse necessarie per i disabili e per gli studenti di prima alfabetizzazione.

-         Si diano alla riforma delle scuole superiori i tempi e le risorse necessarie per trasformare davvero il modo di fare scuola sulla base dell’imparare facendo.

I tempi. Basta con la demagogia degli annunci che producono incertezza e illegalità: se il governo non riesce ad approvare un Regolamento, non pensi di imporlo lo stesso. Chiediamo alle Province della Lombardia di formulare i loro piani rispettando i tempi necessari per l’orientamento, sulla base di ciò che è legale oggi, non di ciò che è stato annunciato dal ministro. La metà di novembre è già troppo tardi.

Le risorse. Si utilizzino i risparmi di spesa collegati alla riduzione di orario, che comunque deve essere graduale, per finanziare la formazione obbligatoria dei docenti, l’alternanza scuola-lavoro, il tempo per stare di più nei laboratori, le funzioni di coordinamento didattico.

-         Nel caso di una significativa presenza di popolazione scolastica di prima alfabetizzazione è necessario un efficace coordinamento tra le istituzioni scolastiche e gli Enti Locali per rispondere alle esigenze del territorio e garantire, anche attraverso sistemi di incentivi, una reale pianificazione della distribuzione di questi alunni, al fine di ottenere l’equilibrio necessario per il pieno raggiungimento del successo formativo per ciascuno e dunque una piena integrazione.

-         I Centri per l’Educazione degli adulti possano accogliere gli stranieri senza costringerli a seguire corsi per il conseguimento del titolo di studio troppo lunghi:  non si può parlare di integrazione e poi eliminare gli strumenti più preziosi per realizzarla come i corsi di alfabetizzazione.  I corsi serali superiori  si riorganizzino per riconoscere le competenze acquisite sul lavoro ed adeguare tempi e modi dell’insegnamento alle esigenze di ciascun adulto. Anche su questo punto i Consigli Provinciali e Regionali possono e debbono pronunciarsi subito.

Infine ci sono due questioni decisive che non possono essere affrontate a livello locale, ma su cui è necessario sollecitare iniziative chiare e puntuali a livello nazionale:

-         formazione iniziale, reclutamento e carriera degli insegnanti;

-         servizio nazionale di valutazione.

Non ci soffermiamo nel merito delle proposte possibili, ma riteniamo non più rinviabile che venga affermato inequivocabilmente a livello locale il principio che va urgentemente superato l’attuale meccanismo fondato sulle graduatorie, che bisogna costruire una carriera docente basata sul merito e non solo sull’anzianità, che – valorizzando le esperienze nazionali e internazionali già in atto – occorre procedere alla valutazione dei servizi, dell’apprendimento dei giovani, delle prestazioni di tutti quelli che operano nella scuola, affidandola ad un istituto indipendente dal Governo, dall’Amministrazione, dai sindacati e dalle associazioni professionali. Perché questi obiettivi siano fatti propri dal partito nazionale è necessario che dalla Lombardia si rivendichi con forza una struttura nazionale efficiente, continuativa, non solo “romana” e capace di incidere sulle decisioni anche degli eletti.

Gli altri punti proposti costituiscono invece elementi di linea politica regionale e locale. Andranno quindi condivisi con tutto il territorio, in rapporto con i nostri amministratori di Comuni, Province e Regione, con chi opera nell’Amministrazione scolastica, con i diversi livelli del Partito e chi lavora nei sindacati. Terminata la fase congressuale, un primo passaggio potrà essere la ripresa del lavoro del “Forum”, ma con più continuità, magari con una responsabilità specifica e dedicata, ma soprattutto con un carattere un po’ più di decisione e non solo di discussione.

Non è una proposta nuova, ma appunto per questo non attuarla potrebbe essere assai pericoloso per la credibilità del partito, chiunque ne sarà il segretario nazionale o regionale.

Fulvio Baldin, Fulvio Benussi, Daniela Bertocchi, Paola Bocci, Marco Campione, Maria Vittoria Curatolo, Diana De Marchi, Rosanna De Ponti, Edoardo Lugarini, Federico Niccoli, Roberto Proietto, Franca Quartapelle, Gianni Gandola

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