Non sono d’accordo con il commento di Pippo Frisone. Credo che i tempi siano così drammatici da richiedere provvedimenti e scelte inusuali e impensabili fino a pochi mesi fa. Uno di questi è certamente, a mio avviso, quello di recuperare le ore pagate e non lavorate (perchè di questo si tratta) del personale docente.
Questa crisi sconvolgente e inaspettata, che sta mettendo in ginocchio le economie mondiali così come le singole famiglie, può diventare per tutti occasione di rinnovamento e di maturazione e deve portarci ad essere più seri, più capaci, più onesti e più semplici, altrimenti tutto sarà accaduto invano.
In un contesto di rinnovamento così profondo ed epocale, di cambiamento che arriva dentro le persone, non ha davvero più senso, credo, fare i confronti “sul piccolo” e dire che il mio lavoro è diverso dal tuo; non è questo il problema, non lo è più; questo aspetto è ovvio, scontato, assodato, andiamo oltre per favore e poniamoci finalmente un po’ più in altro delle dispute da bottega.
La questione è semplice: chi lavora deve fornire tutte le ore per cui è pagato. Punto.
Questo principio generale si concretizza poi in una miriade di scelte organizzative, ritagliate e costruite sulle specificità di ogni professione (perchè tutti i lavori sono diversi, non solo quello dell’insegnante) e per questo ci sono le contrattazioni.
Se vogliamo poi addentrarci appena appena in questa specificità, è ovvio che non avrebbe alcun senso riempire le scuole di docenti nei mesi di luglio e agosto, quando non ci sono gli alunni; avrebbe però tantissimo senso, a mio parere, contabilizzare le ore non lavorate in questi mesi e riversarle sul periodo settembre/giugno: si tratta di un patrimonio immenso di risorse e di competenze che non possiamo più permetterci il lusso di buttare via.
 
Donatella Finardi
dirigente scolastica