Cosa sta succedendo nelle scuole primarie “a tempo pieno”? Perché in molte scuole, da Milano a Roma, anche i genitori hanno iniziato forme di protesta? Non si tratta solo della mancanza della carta igienica o dei gessi, ma di quello che succede nelle classi, tutti i giorni, sul piano della didattica. Capita ormai frequentemente che bambini rimasti senza il loro insegnante di classe (per assenza) vengano smistati in altre classi, per non dire “parcheggiati” per ore. Oppure che insegnanti che sarebbero “in compresenza” per alcune ore nella loro classe (nei casi, non molti, in cui le compresenze sono rimaste) vengano utilizzati per sostituire i colleghi assenti. Insomma situazioni caotiche che compromettono, quotidianamente, la didattica e mettono a dura prova la stessa organizzazione scolastica.
Si sta verificando di fatto l’attuazione di un Tempo Pieno, nella gran parte dei casi, senza le “compresenze” dei docenti. Questo vuol dire, implicitamente, dover rinunciare a svariate attività didattiche (laboratori, gruppi di studio e di recupero, classi aperte, ecc.). Proprio quelle attività progettuali che costituivano, guarda caso, il punto di forza del tempo pieno.
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Con l’esigenza di tagliare la spesa stanno distruggendo il sistema di educazione degli adulti faticosamente costruito in questi anni nel nostro paese. Dalla relazione dell’On. Aprea e dall'esame della relazione tecnica che accompagna lo Schema di Decreto ho evidenziato le devastazioni che già dal prossimo anno scolastico saranno apportate in questo importante settore dell’istruzione. Si fa riferimento strumentalmente alla riorganizzazione prevista dall’art. 1, comma 632, della legge n. 296 del 2006, per coprire e giustificare la desertificazione prodotta. In realtà occorre purtroppo anche in questo provvedimento guardare molto attentamente alle cifre. Guardare a quanti soggetti sono stati accolti nel sistema nei precedenti anni scolastici e quanti lo saranno l’anno prossimo. Le tabelle statistiche al riguardo ci sono, per quanto oscurate, nella relazione ufficiale di illustrazione ma l’on Aprea prudentemente non ne richiama nessuna nella sua relazione.
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Come è noto a partire da quest’anno al termine del biennio dell’obbligo le Scuole dovranno rilasciare la certificazione delle competenze secondo il modello certificativo predisposto dal Ministero e approvato dalla Conferenza Stato-Regioni del dicembre scorso. “I consigli di classe,” così recita il Decreto” al termine delle operazioni di scrutinio finale, per ogni studente che ha assolto l’obbligo di istruzione della durata di 10 anni, compilano una scheda, secondo quanto riportato nella seconda pagina del modello di certificato di cui al comma 1” L’obbligo della certificazione risale al Decreto 22 agosto 2007 “Linee guida per l’assolvimento dell’obbligo” e si aggiunge a quello già previsto per l’Esame di Stato del I ciclo secondo quanto prescrive l’art. 3 della l. 189/2008 il quale recita: “L'esito dell'esame conclusivo del primo ciclo è espresso con valutazione complessiva in decimi e illustrato con una certificazione analitica dei traguardi di competenza (sott. mia) e del livello globale di maturazione raggiunti dall'alunno”. 