Il mondo della scuola è in fermento: i test Invalsi scaldano gli animi delle fazioni in campo. I contendenti analizzano settorialmente il problema e, privilegiando il proprio punto di vista, sacrificano l’approccio sistemico e dimenticano la genesi dell’istituto. L’Invalsi è nato nel 2003 per onorare gli impegni che l’Italia aveva assunto in Europa: è stata bypassata l’esigenza di validare le politiche formative, educative e dell’istruzione delle singole scuole. Questa la ragione del suo esser percepito come un corpo estraneo.

Il recente Convegno Nazionale dei Dirigenti Scolastici della FLC (Senigallia, 8-9 maggio) – organizzato assieme a Proteo Fare Sapere - su “Arrestare il declino / costruire il futuro”, si è interrogato quest’anno, in modo particolare, sul tema della gestione unitaria delle scuole come funzione / potere del Dirigente Scolastico (DS) e sull’abbinamento gestione unitaria – equità del sistema.

Test Invalsi 2012/13, ci risiamo! Nel 2008/09 l’adesione alle prove Invalsi è volontaria. Nel 2009/10 con la CM.89/09, la rilevazione in Italiano e Matematica diventa censuaria , vale a dire estesa a tutti gli studenti di 2° e 5° classe della primaria, della classe 1° delle medie e delle 2° classi delle superiori. Poi con l’art.51 del decreto Semplificazioni la partecipazione delle scuole alle rilevazioni nazionali degli apprendimenti degli studenti, diventa “attività ordinaria d’istituto “. Il Governo Monti, aumentando la confusione in campo, s’impegna su un odg votato in Senato verso un sistema di rilevazione a campione , con rilevatori esterni alla scuola.

 

L'opinione

Luciano Canfora è stato esplicito: “Poiché la scuola dovrebbe essenzialmente far nascere la spirito critico, la miglior cosa sarebbe eliminare l’Invalsi e restituire i suoi test a chi li ha inventati”. La prima urgenza è “cancellare la riforma Gelmini”. E ha precisato che “le prove Invalsi sono una mostruosità, una cosa senza alcun senso, che può servire se mai a premiare chi è dotato di un po’ di memoria più degli altri, non chi ha spirito critico”, e che, cancellata la riforma Gelmini, si provveda a “ripristinare il numero dei docenti necessari, rendere le classi più piccole e più umane e – se non è utopia – rendere più dignitoso il salario dei docenti”.