(scritto dopo la Sentenza del TAR e prima di quella del Consiglio di Stato del 7 maggio 2010)

E’ questo l’interrogativo, come vedremo molto ingenuo, che a seguito delle polemiche che hanno accompagnato la Sentenza del Tar del Lazio, che esclude l’IRC dalla determinazione dei crediti scolastici, si sono posti alcuni commentatori di parte non clericale e in specie alcuni articoli di Eugenio Scalfari e di Giancarlo Bosetti apparsi su La Repubblica nella seconda metà del mese di agosto.

Questi commentatori giustamente mostrano grande preoccupazione per la gravità che potrebbe assumere a breve una situazione di coartazione di massa dei diritti delle minoranze religiose ormai presenti, per effetto dei fenomeni migratori, in dimensioni considerevoli, nella scuola statale.

Le ipotesi prospettate vanno dall’ introduzione di un insegnamento obbligatorio (sostitutivo di quello concordatario) riguardante una sorta di storia delle religioni in chiave antropologica, alla presenza di insegnamenti diffenziati per fede. Si prende in esame anche il rafforzamento delle attuali materie alternative fino alla possibilità prevista, dalla non ancora abrogata, ma sul punto non applicata, legge del ’29 sui culti ammessi che consentirebbe alle minoranze religiose di chiedere ed ottenere spazi nelle scuole per un insegnamento ai figli della propria confessione.

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