Mi sembra opportuno che non passi inosservata una interessante utilizzazione dell’autonomia scolastica ( e anche dell’art.12 della legge 517/77) in due istituti milanesi.
Si tratta di un uso intelligente (a scopi eminentemente di pubblica socialità) degli spazi e delle attrezzature scolastiche in un periodo di chiusura delle scuole. A Pasqua (come a Natale e negli altri periodi di sospensione della attività scolastiche) solo una minoranza di genitori (e figli) privilegiati va in vacanza al mare, in montagna e … via godendo.
In pratica, due coraggiosi dirigenti scolastici – immagino con il consenso dei rispettivi consigli di istituto- hanno deciso l’apertura delle scuole durante le vacanze pasquali (escluso domenica di Pasqua e lunedì dell’Angelo, giornate in cui anche i genitori degli alunni non lavorano) per lo svolgimento di attività laboratoriali, di animazione, … dalle 8,30 alle 16,30 gestite da educatori di una cooperativa sociale con un costo minimo e decisamente politico a carico dei genitori (12 euro al giorno) e il contributo per le restanti spese a carico del bilancio dell’Istituto.
Si tratta di un’iniziativa innovativa e coraggiosa, soprattutto in tempi di difficoltà di bilancio degli istituti.
Certo – e so di esprimere un’opinione non certamente popolare – il ruolo della scuola come centro sociale di educazione permanente si affermerà in tutta la sua estensione solo quando, invece di ricorrere a benemerite cooperative sociali e/o agli oratori, saranno gli stessi insegnanti, con turni da stabilire su base pluriennale, ad assicurare il servizio di istruzione, formazione e solidarietà agli alunni delle loro scuole.
Per ora accontentiamoci della realtà in movimento. Per l’utopia ci stiamo attrezzando.
Per i particolari dell’iniziativa, collegarsi al seguente link :
