Non si vede dove sia la preoccupazione rappresentata dal documento vaticano.
In base al concordato l’ora di insegnamento nelle scuole italiane – precisa il segretario della Uil Scuola Massimo Di Menna – è insegnamento della religione cattolica, e l’insegnante è individuato direttamente dall’autorità diocesana. Addirittura – aggiunge Di Menna – una recente legge che la Uil Scuola ha fortemente contrastato perché prevede che se l’idoneità viene ritirata dall’autorità diocesana stessa l’insegnante viene utilizzato per insegnare altre materie ipotizzando un possibile reclutamento parallelo che passa per le diocesi.
La questione che oggi la scuola italiana si trova ad affrontare, piuttosto è un’altra: come assicurare a tutti gli studenti, anche a quanti decidono di non avvalersi dell’insegnamento della religione cattolica che è facoltativo, una efficace attività alternativa e soprattutto come evitare la divisione degli studenti in base all’appartenenza religiosa.
La scuola può essere una straordinaria sede di integrazione culturale. Questa delicata funzione viene svolta quotidianamente da tanti insegnanti che, senza supporto, affrontano concretamente il processo formativo ed educativo dei loro studenti con grande equilibrio e rispetto.
Occorrerebbe un supporto e un riconoscimento a tale lavoro che riguarda non la singola ora ma l’insieme delle attività degli insegnanti – aggiunge Di Menna.
L’attività generale di insegnamento, il portare più conoscenze a tutti i ragazzi, funzione essenziale della professione docente, permette di costruire una coscienza critica e di favorire la giusta e rispettosa collocazione del rapporto con la religione. In questo senso è proprio nell’esperienza concreta di tanti insegnati che si realizza la pratica di un laicismo moderno.
Massimo Di Menna, segretario generale di Uil Scuola.
