Non scrivo da alcuni mesi e non scrivo perché lo faccio quando c’è qualcosa di nuovo da dire e questa volta c’è: tra osservazioni del Consiglio di Stato, titubanze interne al ministero e resistenze provenienti dalle diverse rappresentanze del mondo della scuola c’è un rischio concreto di fare un flop e questo mi preoccupa. Segnalo dunque alcuni problemi:

 

 

 

 

 

 

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Il tempo scorre in modo indipendente da noi e siamo noi a dover far fronte al suo scorrere: rispettare le scadenze, consultare le componenti, dare pareri certi sulle questioni di natura applicativa che non possono essere rinviate come al solito all’estate (sport cui in passato ci ha abituato il ministro Fioroni). Siamo a ridosso di Natale e non solo non si conosce nulla della miriade di Decreti Ministeriali e regolamenti che dovranno dare sostanza al regolamento principale ma addirittura girano voci di modifiche sostanziali, legate al parere del Consiglio d Stato, a punti qualificanti del Regolamento.

 

Trovo aberrante che decisioni quali la modalità di avvio del processo (se solo in prima, se in prima o seconda, se con riduzione del monte ore anche in terza e quarta) vengano prese come se stessimo parlando di una faccenda che riguarda i piani alti del ministero, gli onorevoli delle commissioni parlamentari e non il corpo concreto delle scuole.

Chi sta in trincea sa che più il processo è radicale e più è necessario ridurre al minimo la durata della fase transitoria.

In proposito ci sono due questioni da tener presente:

- nello stesso tipo di scuola è improponibile far suonare la campana in momenti diversi (alle 9 per chi fa 32 ore e alle 8.50 per chi ne fa 36) anche perché il docente che dovrà trovarsi in una II alle 8.51 si troverà in regolare servizio in prima sino alle 9.

- se si tratta di un Istituto di Istruzione Superiore (ed è molto probabile che essi aumentino come effetto indotto della fine delle sperimentazioni Brocca e assistite) avremo poi una intersezione ricca di profili orari diversi in aggiunta ai problemi di cui al punto precedente e dunque diverrà ancora più complicato costruire un orario; infatti l’orientamento (giusto) è quello di unificare gli organici a livello di Istituzione Scolastica e dunque avremo un docente di matematica o di lettere che potrebbe operare in classi di indirizzi scolastici diversi con orari settimanali diversi.

Conclusione: la fase di gestione del transitorio deve essere la più breve possibile. Le contro obiezioni riguardano la necessità di salvaguardare la scelta già operata dalle famiglie negli anni scorsi (ho scelto un Brocca e voglio finire con un Brocca senza cambiare tram in corso d’opera) ma io temo che agiscano in realtà la coalizione occulta dei conservatori e frenatori di entrambi gli schieramenti e la paura di essere in ritardo nel definire il da-farsi ministeriale.

 

L’idea che sta alla base delle due riforme della istruzione tecnica e dei licei è quella di definire bene il "core" di ogni tipologia di scuola e di ridurre il numero delle varianti. Io mi occupo del settore tecnologico e lì si è fatta una bella sfrondatura; con la sfrondatura sono arrivate le critiche e le proposte di modifica. La mia opinione è che si debba tener duro e rinviare le curvature all’utilizzo degli strumenti della autonomia con interventi sulle discipline di indirizzo nell’ambito del 30/35 %. Se non si fa così nel giro di pochi anni ci ritroveremo nella chimica, nella tecnologia, nei servizi di nuovo con 800 sottoindirizzi.

Si dedichino invece energie per pensare e strutturare forme parziali di organico funzionale che mettano in grado le scuole di progettare il proprio legame con il territorio e consentano alle scuole medesime di introdurre insegnamenti o modificare profili orari avendo la sicurezza delle risorse umane o economiche necessarie. Fare questo significa dare gambe in partenza al Comitato Tecnico Scientifico, non farlo significa, per l’ennesima volta scrivere le cose ma pensare che "tanto abbiamo scherzato".

 

Prendiamo per buona la necessità di fare tagli imposta da Tremonti. Ma chi fa il ministro dell’Istruzione: Tremonti o Gelmini? Questo è il punto.

Gli elementi di innovazione concreta non sono moltissimi: l’unificazione della istruzione tecnica e la semplificazione degli indirizzi, i ritocchi sul biennio, i dipartimenti e la didattica per competenze, la riduzione del monte ore, il comitato tecnico scientifico e il margine del 30/35 % sulle materie di indirizzo da gestire con l’autonomia.

Per esempio si è solo sfiorato il tema della governance perché oggetto della legge Aprea, o perché sarebbe servito maggiore coraggio, o perché bisognava incastrare in un unicum la riforma Moratti, il cacciavite di Fioroni e le idee della Gelmini.

Rispetto ai punti citati il risparmio ci può essere in simultanea con le riforme ma a condizione che i DS e le scuole autonome vengano investite del problema e non lo subiscano. Vengano investite vuol dire: abbiano margini parziali ma significativi nella gestione dei tagli, abbiano la possibilità di salvaguardare i docenti migliori e più impegnati nella innovazione, abbiano la possibilità di progettare il nuovo usando una quota dei risparmi.

 

Tra la metà di gennaio e il 20 febbraio in ogni comune dove c’è una scuola media bisogna organizzare in accordo tra Comune, Scuola Media, USR, forze sociali del territorio iniziative molto capillari di riflessione e informazione sulla riforma e sulla importanza della istruzione tecnica. Bisogna farlo credendoci, osservando che nel settore tecnico c’è sbilancio tra richiesta di diplomati e offerta del sistema e che la formazione tecnica, diversa da quella liceale, può sfidarla sul piano della qualità e del livello. Ma bisogna crederci.

 

Claudio Cereda
DS ITIS Hensemberger

5) Informare, informare, informare

4) Credere nella riforma e farne discendere risparmi: non viceversa

3) attenzione a non adattare troppo il processo

2) sentire i dirigenti scolastici

1) darsi una mossa