Chi insegna rischia prima o dopo di patire una rottura del suo equilibrio interiore, ammesso che ne abbia uno, e dar segni di "follia docente". Con questo nome, quasi venti anni fa, un gruppo di docenti romani riuniti in ProForma ha pubblicato un quaderno che descriveva una sindrome tipica di chi insegna. Negli ultimi anni la sindrome è stata ricompresa nel "burn out", nel logoramento di chi svolge un lavoro di relazione, come l’insegnante, ma anche l’infermiere, l’assistente sociale. Fulvio Ervas, insegnante di scienze, ha riesumato il vecchio termine per intitolare il suo romanzo pubblicato, come molti altri, nello scorso settembre, all’inizio dell’anno scolastico.
Elia, così si chiama il personaggio, è un insegnante fresco di nomina che sceglie di andare in una scuola della laguna veneziana dove le sue due zie, ex maestre, lo ospitano nel loro convitto per docenti (di ruolo) dal nome evocativo (Collegio docenti) e lo consigliano su come comportarsi. "Vola basso per i primi anni" gli dice zia Carlotta, dopo avergli cambiato la maglietta da manovale, che aveva indossato per il primo giorno di scuola, con un vestito scuro. Elia invece vuole fare da sé. Conosce Federico, precario, anche lui prodigo di consigli (Devi essere un dj delle nozioni. Devi farli fremere, gli studenti.) che lo invita all’ "Attimo fuggente", una sorta di pub privato, dove si riuniscono altri precari. Lì danno vita alla brigata Robin Williams, non poteva essere altrimenti, ed organizzano un paio di "attentati didattici". Vengono scoperti.
Dopo questa esperienza, le amorevoli zie cercano di rimetterlo in sesto, ma dopo tre mesi ecco i sintomi della follia. Davanti la cattedra Elia pensa "Che lavoro insulso" Va alla lavagna e scrive "Quel che sapete, sapete. D’ora in avanti non dirò più nulla", citando Iago dell’Otello di Shakespeare, lui laureato in agraria.
Ancora una volta intervengono le zie. Preoccupate che Elia sia stato contagiato (Non avrai baciato una precaria?), e lo indirizzano ad un ciclo di terapie del "centro freudiano di psicanalisi virtuale" perché elabori le esperienze che lo stanno turbando. E nelle due settimane di cura Elia non distingue visioni da realtà, presente da futuro.
L’edificio della scuola gli sembra più grande e tutto colorato. Disegnolo, Inglesolo, Latinolo entrano cantando: "Andiam, andiam, andiam a lavorar". Gli studenti sono ripartiti in classi individuali, dove ogni studente sceglie il prof che preferisce, oppure in classi speciali, dove stanno geni, saltimbanchi, maghi, oppure in classi dei ritardati, spediti a scuola in pancali da dodici studenti.
Su questo sfondo si sviluppano sia un racconto giallo: la supplente di Elia viene uccisa e le indagini portano a risultati sorprendenti. Sia una storia d’amore: Emma, una studentessa della classe individuale, sceglie Elia tra i docenti disponibili, i quali attendono collocati su alti scaffali, come in una libreria, o un supermercato. Ervas non si/ci fa mancare nulla: dai cinesi che gestiscono una lavanderia nei sotterranei della lavanderia alla pioggia finale di spazzatura accumulata nel controsoffitto della scuola.
Attraverso la follia di Elia, utilizzando materiale vario, ricordi di film, di favole, di fumetti, Ervas costruisce una critica, affabile e straniante, della scuola dell’autonomia, senza toni declamatori o sarcastici: la didattica centrata sull’insegnamento di storie, dell’idiozia, della rettitudine ecc.; i comportamenti indotti dalla concorrenza tra le scuole; l’organizzazione per classi diverse da quelli tradizionali.
Non vi è invece la descrizione di come un insegnante arriva alla follia e di come vive, in solitudine, la follia. Sarebbe stato un altro romanzo, il "male oscuro" docente. Del resto è raro che la follia docente colpisca dopo soli tre mesi di lavoro.
Sospetto che lo scrivere sia per un insegnante uno dei modi con cui si tiene alla larga dalla follia docente. Forse il più pericoloso, perché la produzione alluvionale di libri di questo tipo rende accesa la concorrenza e incerta la pubblicazione. Un po’ di ansia da prestazione in un ambiente in cui non c’è. Ma l’ansia, il rifiuto rischiano di aggravare la follia invece di curarla.
Fulvio Ervas "Follia docente" Marcos y Marcos, Milano, pagg.224, 12 €
- Login o registrati per inviare commenti
