Scuole superiori: non è una riforma, è un aggiustamento dell'esistente. Resta il buco nero delle medie, resta la gerarchia tra licei, tecnici e professionali, si archivia la società della conoscenza, si accentua il rischio che a 14 anni già tutti i giochi si chiudano. Mentre dovrebbero aprirsi, per il futuro del paese

Non occorrono chissà quali prevenzioni ideologiche per dubitare che i nuovi regolamenti per la scuola superiore meritino la definizione di riforma. Basta assai meno. Basta sapere che in un sistema educativo fanalino di coda in Europa - per risultati di apprendimento e numero di dispersi - c’è un assoluto bisogno in tutta la secondaria di un salto di qualità della didattica, di un mutamento radicale dei suoi paradigmi. Che vuol dire tante cose - formazione professionale e ricambio generazionale degli insegnanti, sistemi scientifici di valutazione, tecnologie, laboratori - che non sono però nell’agenda di un governo determinato a impoverire di risorse professionali ed economiche la scuola pubblica. Eloquenti, del resto, i tempi e i modi di attuazione dei regolamenti, che il prossimo settembre coinvolgerà le prime classi imponendo contemporaneamente – tranne ai privilegiati licei – riduzioni di orari e discipline anche nelle successive.

 

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