Chissà se la prossima circolare sulle iscrizioni – la prima dopo la legge 94/2009 sull’immigrazione – scriverà senza ombra di dubbio che il diritto dei ragazzi stranieri ad iscriversi a scuola, a partire da quella per l’infanzia, e ai corsi di istruzione e formazione, non può essere in alcun modo condizionato da un’eventuale condizione di irregolarità, cioè dall’assenza del permesso di soggiorno .
Che le istituzioni scolastiche e le agenzie formative non devono richiedere né all’atto di iscrizione né in altre circostanze la presentazione del titolo di soggiorno .Che dirigenti e personale non hanno alcun obbligo di segnalare, e anzi non devono proprio farlo, un’irregolarità – sia di ingresso che di permanenza in Italia – che la legge 94 ha recentemente fatto diventare reato: punibile per chi lo commette, e anche per chi non lo denuncia.
La Confindustria ha chiesto lo stralcio dei quattro articoli sull’apprendimento permanente contenuti nel disegno di legge del Governo “sulla riforma del mercato del lavoro in una prospettiva di crescita”. Una presa di posizione talmente arcaica da far tornare alla mente slogan degli anni settanta in cui gli imprenditori erano chiamati padroni. Sebbene poco commentata dagli osservatori la notizia è infatti rivelatrice degli “spiriti animali” che prevalgono nel mondo imprenditoriale italiano nei momenti decisivi. Confindustria si oppone all’introduzione, finalmente anche in Italia, di una normativa ispirata alla strategia europea di lifelong learning: mentre si fa paladina della flexsicurity ne rifiuta così uno dei presupposti essenziali. La flessibilità del lavoro (in entrata, in uscita, nell’organizzazione produttiva) senza sistemi tesi ad accrescere e valorizzare le conoscenze e le competenze delle persone che lavorano (e che cambiano lavoro) sarà sempre e solo una cattiva flessibilità perché si traduce in precarietà e sfruttamento.
Premessa. Lo Schema di regolamento si propone di costruire all’interno del sistema pubblico di istruzione un settore specifico, dedicato all’istruzione degli adulti, costituito da strutture autonome rispetto alle altre istituzioni scolastiche. In tali strutture (denominate Centri Provinciali per l’Istruzione degli Adulti) verrebbero ricondotti, a partire dall’a.s. 2010/2011, gli attuali CTP e i Corsi serali della secondaria superiore.
L’accordo sulla formazione tra Ministero del Lavoro, Regioni e Parti Sociali permette di fare qualche passo avanti per costruire anche in Italia un moderno sistema di apprendimento permanente. Anche in questo caso il Governo non mette nemmeno un euro aggiuntivo, tuttavia, a differenza del Riordino Gelmini dei percorsi di istruzione, non si tratta di una riorganizzazione finalizzata a ridurre l’intervento pubblico. L’intesa infatti prevede un migliore utilizzo delle risorse già in campo per la formazione dei lavoratori al fine di rispondere all’emergenza occupazione di oggi e di sperimentare e avviare la costruzione di elementi stabili di sistema. Per realizzare questi obiettivi, nel corso del 2010, si sperimenteranno interventi mirati per la formazione degli inoccupati, dei disoccupati e dei lavoratori in mobilità o in cassa integrazione. Interventi che sarebbero privi di efficacia senza l’individuazione degli effettivi fabbisogni professionali delle imprese, la valorizzazione e la certificazione delle competenze comunque acquisite dai lavoratori e senza una nuova capacità di far incontrare domanda e offerta di lavoro.
Gianni Gandola scrive dello 