Scuola primaria

La valutazione dell’Invalsi nelle scuole del primo ciclo dell’istruzione quest’anno ha senza dubbio fatto un vero e proprio salto di qualità. Questo salto qualitativo non era stato preventivato dalle scuole, che spesso sono state travolte da procedure, fascicoli e istruzioni vissuti anche in forma solo invasiva. Il notevole interesse per l’azione valutatrice dell’Invalsi, che agisce su Direttiva ministeriale ma è comunque un Istituto dotato di una forte autonomia, è entrato in collisione con la naturale programmazione didattica delle scuole. E’ dunque importante cercare di evidenziare alcuni punti di squilibrio tra l’azione didattica delle scuole e l’azione valutativa dell’Invalsi, senza voler mettere sul banco degli imputati nessuno. Per grandi capitoli e solo attraverso un’analisi delle metodologie e non dei risultati credo sia utile sottolineare alcune antinomie sistemiche per  cercare di portare qualche argomento nell’ambito della discussione in corso. 

In questi ultimi scorci di primavera le scuole primarie fanno i conti con i tagli di organico e con gli impegni che sanno di non poter mantenere rispetto al tempo scuola richiesto dalle famiglie in sede di iscrizione per il prossimo anno scolastico.
Gran parte del dibattito si svolge sulle scarse risorse destinate al tempo pieno, nonostante i toni trionfalistici del MIUR che continua a sostenere di aver aumentato il numero di classi con tale modello organizzativo.

...

La nostra scuola primaria si sta rapidamente trasformando sotto i progressivi "tagli" di organico, non nella direzione prevista dal governo (che non è stata accettata dalle famiglie e dal mondo della scuola) ma secondo percorsi segnati dal "si salvi chi può" che, partendo da situazioni già ampiamente differenziate in termini di risorse e qualità dell'offerta formativa, rischia di portare ad ulteriori sperequazioni in un quadro di generale impoverimento e dequalificazione.

Lo scritto vuole essere un contributo di riflessione e di proposta affinchè si provi, quantomeno, a governare questo processo di trasformazione  salvaguardando, per quanto possibile, qualità e caratteristiche di servizio della nostra scuola primaria. Porre alcuni precisi vincoli in questo senso significa anche definire confini al di sotto dei quali l'ulteriore riduzione di risorse si configurerebbe come puro e semplice smantellamento del sistema in assenza di credibili alternative.

Pubblichiamo il testo dell'interrogazione depositata al Senato con carattere d'urgenza il 6 maggio 2010 dall'on. Marilena ADAMO (Pd).

Al Ministro dell'Istruzione, università e ricerca

Premesso che: l’art.1, comma 601 della legge n. 296 del 2006, Finanziaria 2007, a decorrere dall’anno 2007, ha istituito nello stato di previsione del Ministero della Pubblica istruzione due fondi: uno per le competenze dovute al personale delle istituzioni scolastiche, con esclusione delle spese per stipendi del personale a tempo indeterminato e determinato, l’altro per il funzionamento delle istituzioni scolastiche;

il primo di questi fondi è stato fortemente penalizzato dai tagli operati sulle previsioni 2009 dal decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, e dalla successiva legge finanziaria per il 2009 (legge 22 dicembre 2008, n. 203);

il D.P.R. del 20 marzo 2009 n.89 ha di fatto ridotto l'opzione relativa al tempo scuola a quella tra tempo normale (TN pari a 24 ore settimanali) e tempo pieno (TP pari a 40 ore settimanali), eliminando così tutte le soluzioni intermedie (27 e 30 ore) e inducendo i nuclei familiari dove entrambi igenitori lavorano a optare direttamente per il TP;

 Un aspetto della riforma Gelmini-Tremonti nella scuola primaria su cui vale la pena di ritornare, per le conseguenze che ha sul piano della qualità dell’insegnamento, è la vicenda degli insegnanti di lingua straniera. Si tratta di una storia lunga, che si è protratta nel corso del tempo. Per capirne la portata occorre quindi fare qualche passo indietro e ricostruirne per sommi capi gli sviluppi.

Partiamo quindi da lontano. O meglio, dall’inizio. L’insegnamento obbligatorio della lingua straniera nella scuola elementare (sperimentazioni didattiche e metodologiche a parte) è una realtà dal 1992. Ha formalmente avvio con la legge di riforma n.148 del 1990. Questa all’art.10 rinvia espressamente, per quanto riguarda i criteri per la scelta della lingua e le modalità di utilizzazione dei docenti, ad un successivo decreto ministeriale. E’ infatti il DM 28 giugno 1991 "Insegnamento delle lingue straniere nella scuola elementare" a dettare modalità e condizioni. Sottolineiamo, en passant, che l’insegnamento della lingua straniera riguardava, allora, le quattro lingue più diffuse, vale a dire non solo l’inglese ma anche il francese, lo spagnolo e il tedesco.

A 3.500 bambini del milanese è stata negata la possibilità di frequentare il prossimo anno la scuola a tempo pieno. Negli scorsi giorni abbiamo letto sui giornali che la scuola primaria milanese il prossimo anno dovrà funzionare con 706 insegnati in meno rispetto al numero necessario. Le cattive notizie non sono però finite. Ieri Pippo Frisone in un articolo  pubblicato su scuolaoggi.org ha denunciato la mancata attivazione di 148 classi a tempo pieno, che sono state trasformate d'ufficio in classi a tempo normale. In altri termini a 3.500 bambini del milanese è stata negata la possibilità di frequentare il prossimo anno la scuola a tempo pieno.

Tagli. Dal punto di vista del taglio il quadro si appesantisce ulteriormente. Attivare 148 classi a tempo normale al posto di 148 classi a tempo pieno produce un risparmio di circa 114 posti. Il taglio complessivo è quindi di 820 posti. Ma non è solo una questione di tagli.

 

Sono all’incirca 3.500 le famiglie milanesi alle quali è stato negato il Tempo Pieno. Le 148 classi a Tempo Pieno chiesti dalle scuole sono state rispedite al mittente e trasformate d’autorità, contro la volontà delle famiglie, a tempo normale. Così a fronte di un tempo scuola di 40 ore riceveranno in cambio, se va bene, un tempo scuola di 27 ore, con tutti i disagi e le difficoltà per quelle famiglie che è facile immaginare.

I tagli agli organici nella primaria voluti dalla Gelmini e messi in atto da Colosio non avranno soltanto questo devastante effetto. Quando i tagli sono sconsiderati , colpiscono alla cieca al solo scopo di fare cassa, come la finanziaria dello scorso anno ha caparbiamente voluto per un triennio ( 2009/10-2011/12 ). La relazione tecnica al fantomatico Piano Programmatico, a dire la verità, puntava per realizzare i tagli nella primaria , soprattutto nell’eliminazione della precedente organizzazione modulare, di gran lunga quella prevalente in Italia.

 Da tempo su questo giornale andiamo sostenendo che il piano di "ristrutturazione" della scuola primaria programmato dal duo Gelmini-Tremonti sarebbe stato graduale. Attuato cioè per tappe successive. La prima fase è consistita nell’eliminazione dei moduli (3 insegnanti ogni due classi), vale a dire nella soppressione del modello didattico più diffuso nel nostro paese, con conseguente consistente riduzione del numero dei docenti. 

I modelli orari riproposti dal ministro Gelmini (ci riferiamo in particolare alle 27 e 30 ore) in realtà si differenziano in modo sostanziale rispetto agli stessi modelli previsti dalla riforma Moratti. La Moratti non metteva comunque in discussione l’impianto modulare, pur introducendo figure e funzioni come il tutor. Qui invece si afferma nettamente la prevalenza di un docente, attorniato da qualcun altro che completa l’orario settimanale (nei fatti un’estensione, una protesi del modello gelminiano del maestro unico). L’aggressione al tempo pieno veniva invece  rinviata e attuata appunto in maniera graduale perché altamente impopolare.

(fotografia di Robert Doisneau)

Prima di leggere la cronaca una raccomandazione: i riferimenti a nomi e persone sono puramente casuali. Questa scuola potrebbe essere del Nord come del Sud d’Italia. E’ sicuro che è una scuola italiana, che oggi piu’ di ieri si trova a dover realizzare veri e propri miracoli perché la giornata scolastica proceda in modo regolare e nel rispetto dei limiti della decenza.

Mi alzo la mattina e come sempre vado a scuola, è il mio lavoro e penso che sia il piu’ bello del mondo… faccio la maestra. Dalla segreteria mi giunge la comunicazione che da qui alla fine dell’anno non abbiamo piu’ a disposizione le tessere di ricarica delle fotocopie ed io, che insegno alla primaria, spesso mi ritrovo a doverle fare.  L’ultima volta ho chiesto al papà di una mia bambina se gentilmente mi poteva fare delle fotocopie per tutta la classe… ma mi vergogno  a chiederglielo ancora.

Cosa sta succedendo nelle scuole primarie “a tempo pieno”? Perché in molte scuole, da Milano a Roma, anche i genitori hanno iniziato forme di protesta? Non si tratta solo della mancanza della carta igienica o dei gessi, ma di quello che succede nelle classi, tutti i giorni, sul piano della didattica.  Capita ormai frequentemente che bambini rimasti senza il loro insegnante di classe (per assenza) vengano smistati in altre classi, per non dire “parcheggiati” per ore.  Oppure che insegnanti che sarebbero “in compresenza” per alcune ore nella loro classe  (nei casi, non molti, in cui le compresenze sono rimaste) vengano utilizzati per sostituire i colleghi assenti. Insomma situazioni caotiche che compromettono, quotidianamente, la didattica e mettono a dura prova la stessa organizzazione scolastica.

Si sta verificando di fatto l’attuazione di un Tempo Pieno, nella gran parte dei casi, senza le “compresenze” dei docenti.  Questo vuol dire, implicitamente, dover rinunciare a svariate attività didattiche (laboratori, gruppi di studio e di recupero, classi aperte, ecc.). Proprio quelle attività progettuali che costituivano, guarda caso, il punto di forza del tempo pieno.