La valutazione dell’Invalsi nelle scuole del primo ciclo dell’istruzione quest’anno ha senza dubbio fatto un vero e proprio salto di qualità. Questo salto qualitativo non era stato preventivato dalle scuole, che spesso sono state travolte da procedure, fascicoli e istruzioni vissuti anche in forma solo invasiva. Il notevole interesse per l’azione valutatrice dell’Invalsi, che agisce su Direttiva ministeriale ma è comunque un Istituto dotato di una forte autonomia, è entrato in collisione con la naturale programmazione didattica delle scuole. E’ dunque importante cercare di evidenziare alcuni punti di squilibrio tra l’azione didattica delle scuole e l’azione valutativa dell’Invalsi, senza voler mettere sul banco degli imputati nessuno. Per grandi capitoli e solo attraverso un’analisi delle metodologie e non dei risultati credo sia utile sottolineare alcune antinomie sistemiche per cercare di portare qualche argomento nell’ambito della discussione in corso.
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Al Ministro dell'Istruzione, università e ricerca
Un aspetto della riforma Gelmini-Tremonti nella scuola primaria su cui vale la pena di ritornare, per le conseguenze che ha sul piano della qualità dell’insegnamento, è la vicenda degli insegnanti di lingua straniera. Si tratta di una storia lunga, che si è protratta nel corso del tempo. Per capirne la portata occorre quindi fare qualche passo indietro e ricostruirne per sommi capi gli sviluppi.
A 3.500 bambini del milanese è stata negata la possibilità di frequentare il prossimo anno la scuola a tempo pieno. Negli scorsi giorni abbiamo letto sui giornali che la scuola primaria milanese il prossimo anno dovrà funzionare con 706 insegnati in meno rispetto al numero necessario. Le cattive notizie non sono però finite. Ieri Pippo Frisone in un 
Da tempo su questo giornale andiamo sostenendo che il piano di "ristrutturazione" della scuola primaria programmato dal duo Gelmini-Tremonti sarebbe stato graduale. Attuato cioè per tappe successive. La prima fase è consistita nell’eliminazione dei moduli (3 insegnanti ogni due classi), vale a dire nella soppressione del modello didattico più diffuso nel nostro paese, con conseguente consistente riduzione del numero dei docenti.
Prima di leggere la cronaca una raccomandazione: i riferimenti a nomi e persone sono puramente casuali. Questa scuola potrebbe essere del Nord come del Sud d’Italia. E’ sicuro che è una scuola italiana, che oggi piu’ di ieri si trova a dover realizzare veri e propri miracoli perché la giornata scolastica proceda in modo regolare e nel rispetto dei limiti della decenza.
Cosa sta succedendo nelle scuole primarie “a tempo pieno”? Perché in molte scuole, da Milano a Roma, anche i genitori hanno iniziato forme di protesta? Non si tratta solo della mancanza della carta igienica o dei gessi, ma di quello che succede nelle classi, tutti i giorni, sul piano della didattica. Capita ormai frequentemente che bambini rimasti senza il loro insegnante di classe (per assenza) vengano smistati in altre classi, per non dire “parcheggiati” per ore. Oppure che insegnanti che sarebbero “in compresenza” per alcune ore nella loro classe (nei casi, non molti, in cui le compresenze sono rimaste) vengano utilizzati per sostituire i colleghi assenti. Insomma situazioni caotiche che compromettono, quotidianamente, la didattica e mettono a dura prova la stessa organizzazione scolastica.
