Scuola primaria

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Come avrete seguito sui giornali e in alcune trasmissioni televisive gli Istituti scolastici statali italiani versano in una drammatica situazione finanziaria. Ogni scuola vanta un credito nei confronti del Ministero di centinaia di migliaia di euro (nel nostro caso € 162.00 già programmati in bilancio negli anni scorsi e non ancora riscossi). I docenti aspettano il compenso per le ore eccedenti (oltre il loro orario di servizio) dal 2007/2008.  I finanziamenti dovuti alle scuole, visto che la Costituzione Italiana dice che "L’istruzione impartita per almeno otto anni è obbligatoria e gratuita", sono in ritardo di alcuni anni e si ventila addirittura l’ipotesi che vengano cancellati i nostri crediti.

D’altra parte le scuole non soltanto devono funzionare e quindi garantire che ci siano i docenti nelle classi (e se un docente è assente deve essere sostituito con risorse interne o con supplenti assunti temporaneamente), ma anche ampliare e qualificare la loro offerta formativa con progetti didattici significativi, per l’attuazione dei quali occorrono sempre maggiori risorse.

 Poiché credo fermamente nella necessità e nel valore di un Sistema Nazionale di Valutazione efficace, sono spiacente di dover avanzare critiche per dettagli, forse secondari, di un lavoro mastodontico e complesso come quello ben svolto dall’Invalsi. Del resto non è ammissibile che le decisioni politiche e le Circolari Ministeriali usino dati scorretti, o usino scorrettamente i dati, con il rischio di ingannare l’opinione pubblica e di inviare messaggi che potrebbero alimentare i pregiudizi invece che eliminarli. 

La maggior parte delle persone comuni pensa che i bambini nati in Italia siano Italiani e che gli stranieri, quelli con cittadinanza non italiana, siano i bambini nati all’estero. Molti non sanno che lo Stato italiano riconosce esclusivamente lo "jus sanguinis", il diritto del sangue (si potrebbe dire anche la "damnatio sanguinis") per cui chi è figlio di straniero, benché nato in Italia, non è Italiano, è comunque uno straniero, non è uno dei "nostri", non ha la cittadinanza italiana.

Si è tenuto recentemente presso l’università Bicocca di Milano un convegno di presentazione dei risultati delle prove Invalsi. Com’è noto nel maggio scorso ha avuto luogo la rilevazione degli apprendimenti in Italiano e Matematica degli alunni delle classi seconde e quinte mediante una prova esterna standardizzata. Essa ha riguardato 5.303 scuole primarie italiane (il 68,2% del totale delle scuole primarie). Complessivamente hanno sostenuto le prove 350.000 alunni. I test erano effettuati su un campione di scuole, su base facoltativa. Tutto il materiale (prove, rapporto finale, ecc.) è rinvenibile nel sito dell’Invalsi.

Al convegno milanese erano presenti il presidente dell’Invalsi, prof. Cipollone, che ha tenuto la relazione introduttiva e diversi e qualificati esponenti del mondo politico e accademico (l’on. Valentina Aprea, l’ex ministro Fioroni, la preside Susanna Mantovani, il prof. G. Catalano, ed altri).

 Nord e Sud. Italiani e stranieri. I risultati dei test Invalsi – italiano e matematica nella scuola primaria, classi seconda e quinta – hanno trovato un’ampia eco sulla stampa. Se ne è discusso, ed è un bene. Ma i commenti non vanno dritti al cuore del problema. Si trascura di solito il dato più importante, quello "politico".  Il fatto cioè che la nostra scuola pubblica non sembra ancora in grado di rispondere con efficaci azioni positive alle differenze di partenza, non offre a tutti pari opportunità di crescita , stenta ad affrancare i risultati dalle condizioni socio-culturali delle famiglie e dei contesti territoriali di appartenenza.

Anche nella scuola elementare, la nostra scuola migliore, anche dopo la quasi-generalizzazione della scuola per l’infanzia per i piccoli dai tre ai cinque anni . Cosa si potrebbe/dovrebbe fare per invertire la tendenza ? I problemi sono davvero solo quelli che derivano dalle politiche scolastiche più recenti, o siamo di fronte a criticità più profonde, e di più lunga durata ?

La stampa riporta notizie di un piano dell’Ufficio Scolastico Regionale della Lombardia che prevederebbe il coinvolgimento delle prefetture per consentire l’arrivo dei minori per ricongiungimento entro l’inizio dell’anno scolastico ma anche un tetto/percentuale di “alunni stranieri” per classe.

In sede nazionale si era parlato del 30% ma in Lombardia si pensa sia meglio il limite del 20%. In ogni caso per ora non se ne fa ancora nulla perché occorrerebbe comunque una circolare ministeriale, si dice. Allora di che piano si sta parlando?

Il taglio di 103 milioni di euro sulla gratuità dei libri di testo operato dal Governo nella Legge finanziaria costituisce una scelta di pesantissima gravità politica e un segnale molto preoccupante.
In primo luogo perché esso non può essere sensatamente giustificato da ragioni di bilancio vista l’entità della cifra praticamente irrilevante sui conti pubblici.

Le recenti rilevazioni INVALSI, rese pubbliche non più di una settimana fa nel sito www.invalsi.it, hanno analizzato anche il dato riferito agli allievi con cittadinanza non italiana, differenziati per discipline e aree geografiche. La presenza degli alunni con cittadinanza non italiana, in progressivo aumento negli ultimi anni, è diventato un dato strutturale del nostro sistema scolastico. Gli alunni con cittadinanza non italiana sono quei bambini e ragazzi che frequentano le scuole italiane e, anche se nati in Italia, sono figli di genitori entrambi stranieri. Non sono compresi i figli di coppie miste con un genitore di cittadinanza italiana né tanto meno i bambini nati all’estero e adottati da italiani.

Non tutti gli studenti hanno le stesse opportunità. Il loro successo scolastico è determinato, fortemente, dalla scuola frequentata e dal territorio di appartenenza.

Il rapporto, uscito oggi nel sito dell’INVALSI, conferma il distacco tra gli studenti del Centro da quelli del Nord e del Sud, insieme ad alcune punte di eccellenza che segnalano, ancora una volta, alcune difformità di comportamento. Ma il dato che dovrebbe preoccupare di più docenti, dirigenti e Ministero è la differenza dei punteggi tra le diverse aree geografiche e all’interno della stessa area.

Quasi 2200 classi in più di tempo pieno 

Quest’anno nella scuola elementare sono stata attivate 2191 classi di tempo pieno in più rispetto all’ anno scolastico precedente, 1505 solo in prima elementare grazie all’introduzione del maestro unico e all’eliminazione delle compresenze. In questo modo il Ministero dell’Istruzione è riuscito a rispondere alle richieste delle famiglie.

50.000 bambini in più avranno il tempo pieno