Scuola primaria

Le indagini Iea (International Association for the evaluation of educational achievement), associazione internazionale per la valutazione del rendimento scolastico nella scuola primaria, mostrano un regresso della scuola italiana. Ogni cinque anni, l’Iea conduce due indagini: il Pirls (Progress in International Reading Literacy Study) e il Timss (Trends in International Mathematics and Science Study). La prima, valuta le competenze in Lettura di studenti di quarta elementare, l’altra quelle in Matematica e Scienze tra i bambini di quarta elementare e i ragazzini della terza media. In lettura i bambini delle quarte elementari italiane sono passati dal 6° posto del 2006 al 16° del 2011. Analogamente in matematica sono passati dal 16° al 24°, dal 4° posto in scienze all’attuale 11°. Questi sono dati oggettivi e non discutibili, anche se devono essere presi come tutti i dati campionari come punti di riferimento e non come dati assoluti. Analogamente a quanto si dovrebbe fare con i risultati Ocse-Pisa e Invalsi, che sono dati importantissimi qualunque sia il loro esito, da valutare attraverso una  minuziosa analisi di sistema.

La scuola di base, in particolare la scuola dell’infanzia ed elementare, è una struttura portante della qualità dell’educazione pubblica in Italia. C’è una storia gloriosa alle spalle, con i miti fondativi della scuola materna statale del 1968, la nascita popolare del tempo pieno nel 1971, i programmi “bruneriani” del 1985, la stagione felice della pluralità docente (1990), dove tutti hanno avuto la sensazione di crescere come persone e come professionisti. Non è stato solo un mito, ci sono dati ed evidenze che attestano la qualità della nostra scuola primaria (pensiamo alle indagini Iea-Pirls, Timss, Invalsi). E’ una bella storia da cui ripartire, da rivivere non solo in termini di nostalgia, ma da rilanciare, da argomentare, da documentare. Ad esempio, utilizzando meglio gli spazi dell’autonomia organizzativa e didattica, e non chiudendosi in una logica puramente difensiva, che ci porta inevitabilmente ad un “fai da te”, ad una scuola del caso, che sembra senza bussole culturali e pedagogiche.

 

La lettera di Federico Niccoli “Apriamo un dibattito su come organizzare la scuola elementare dopo il massacro degli ultimi tagli” mi ha stimolato molto ma mi ha anche sollecitato ad investigare le varie e molto diversificate organizzazioni degli spazi, dei tempi, delle assegnazioni disciplinari o pluridisciplinari, dell’utilizzo delle 2 ore di programmazione previste dall’introduzione della vecchia L.148, ecc., in modo da avere una panoramica storica, il più possibile succinta, da cui partire.

 

Le norme sono chiare: se un alunno non raggiunge determinati obiettivi in determinate materie, matura un debito; se poi le materie sono tante, ripete l’anno! Perché stupirsi se sei bambini di una prima primaria sono stati bocciati? So bene che da ogni parte si predica che bocciare, soprattutto nelle prime classi di una primaria, è una cosa assurda! So bene che in quasi tutte le scuole primarie i collegi decidono (che lo verbalizzino o meno mi è indifferente) di non usare mai voti al di sotto del quattro perché ciò apparirebbe punitivo, umiliante e via dicendo! Ma neanche il dieci, per non creare aspettative eccessive! E ciò, anche se la sacrosanta norma recita che in tutta la nostra scuola i voti sono dieci e vanno usati tutti e per intero, dalla prima all’università (il 30 è la somma dei 10 voti di cui ciascuno dei 3 commissari d’esame dispone) sia per le singole prove che per le valutazioni periodiche e finali! Se poi sia corretto usare i medesimi criteri per valutare una prova e valutare una persona, questo è un altro discorso!

Non proprio “qual piume al vento” ma ancora una volta la mobilità nella scuola primaria, fatta di grandi numeri, non delude. Più al centro-nord e meno al Sud, c’è ancora tanta mobilità territoriale ma anche professionale. Sebbene le cessazioni siano state leggermente al di sotto degli anni precedenti, grazie alla Fornero, gli spazi per nuove assunzioni a tempo indeterminato rimangono ancora di una certa consistenza soprattutto nelle regioni del nord. La primaria si conferma quindi, nel  disastrato panorama scolastico, un segmento di scuola che mantiene oltre a qualche chance di possibile rinnovamento , l’opportunità di offrire ancora qualche speranza ai giovani. Ogni anno, con la pubblicazione dei trasferimenti assistiamo più o meno al ripetersi degli stessi fenomeni, nonostante leggi e leggine tentano di ridurre al minimo la mobilità del personale. Dal blocco triennale dei trasferimenti si è passati quest’anno al blocco quinquennale per i neo-assunti.

Il 28 maggio l’UST di Milano ha pubblicato la dotazione organica per l’a.s. 2012/2013 relativa al personale docente della scuola primaria. Il documento per la prima volta distingue l’organico destinato alle scuole della provincia di Milano da quello destinato alle scuole della provincia di Monza – Brianza. Per brevità e per confrontare i nuovi dati con quelli degli scorsi anni, di seguito parleremo genericamente di Milano riferendoci a entrambe le province.

Il ministro Francesco Profumo, in concerto con la fondazione Agnelli, ha individuato nella scuola media il punto più debole del sistema scolastico e ha espresso la volontà di riformarla: "Quelli transitori sono i momenti più difficili ai quali fino ad oggi la scuola ha dedicato poca attenzione e sui quali lavoreremo con impegno". Un’affermazione che ha il peso di una macina da mulino che, decodificata, accusa le scuole di indolenza, causa del mancato conseguimento della finalità istituzionale....

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Nell’anno scolastico 2009-2010 sono entrati in vigore i DPR n.89 e n. 81 recanti rispettivamente il Regolamento riguardante la revisione ordinamentale, organizzativa e didattica della scuola dell’infanzia e del primo ciclo di istruzione e il Regolamento recante norme per la razionalizzazione della rete scolastica. In particolare già allora si preannunciavano come assai rilevanti per l’incidenza sulla natura e sull’organizzazione del servizio scolastico reso ai cittadini, le modifiche introdotte nel funzionamento della scuola primaria. Di qui il manifestarsi di una particolare attenzione per le modifiche riguardanti il tempo pieno e l’organizzazione didattica delle classi investite dal riordino. Nell’anno citato, per le prime classi, si trattava solo dell’introduzione del cosiddetto “maestro unico” e per le classi successive, dell’inizio dello smantellamento dei TEAM docenti (in genere tre docenti ogni due classi) e dell’eliminazione delle compresenze nel tempo pieno.

 

 Gruppo di lavoro ANDIS –

Bozza di sintesi sulle tematiche  della costituzione degli Istituti Comprensivi

 

L’organizzazione di tutte le scuole del  I° grado di istruzione in Istituti Comprensivi ( in seguito indicati con  I.C.),  se non decretato  solo per motivi di risparmio, costituisce una risorsa ed uno strumento per  ripensare    ad un modello di scuola all’interno del quale  attuare in modo concreto ed efficace  la continuità verticale, orizzontale, trasversale, la flessibilità didattica ed organizzativa, la modularità, l’integrazione, i prestiti professionali  e la didattica per competenze.

 Lo studio delle esperienze precedenti  conferma le forti potenzialità innovative del modello scolastico che permette un più coerente piano di intervento educativo nell’arco dell’obbligo scolastico, favorendo la progettazione e la realizzazione di un percorso formativo più efficace.

La presenza all’interno dello stesso Collegio dei Docenti di professionalità, culture e sensibilità diverse , tutte indispensabili per  far conseguire il successo formativo agli studenti, può rappresentare ed   ha rappresentato per chi lo ha già sperimentato, un  miglioramento degli standard qualitativi dell’apprendimento,  oltre che una maggior inclusione nel percorso scolastico degli alunni  “a rischio” dispersione. 

La capacità di guardare al bambino nel suo insieme, senza fratture o divisioni, dei docenti della scuola dell’infanzia,  la  competenza metodologico - didattica  di cui sono portatori in misura più consistente i docenti di scuola primaria, il pragmatismo e la competenza disciplinare  che afferisce maggiormente  ai docenti  di scuola secondaria di I grado, costituiscono l’amalgama necessaria per l’ attuazione di un insegnamento efficace.

La filosofia di fondo di un “vero” I.C. trova la sua realizzazione in  una “ scuola – laboratorio”, istituzione complessa in grado di gestire e coordinare gradi di scolarità, formazione, carichi di lavoro, organizzazioni  e stili di insegnamento molto  differenziati tra loro  per storia e cultura.

Il governo della “complessità”  proprio degli I.C., consiste nella capacità di ridurre a sintesi, raccordare situazioni eterogenee in una architettura rispettosa delle specificità presenti all’interno, senza produrre uniformità  e appiattimento; occorre tuttavia  uno stile nuovo che si espleti attraverso la figura del dirigente  unico, del DSGA e del personale di segreteria , di un collegio unitario,  della realizzazione di dipartimenti  disciplinari e gruppi di lavoro verticali che  comprendano  rappresentanze di tutti gli ordini di scuola.

Indispensabile  una leadership condivisa ed  allargata   ad altre figure professionali: il collaboratore vicario, i collaboratori dei plessi, spesso distanti sul territorio  e numerosi, il personale ATA ; figure  fondamentali nella gestione della didattica incrociata, dei prestiti professionali dei docenti, dei percorsi “ponte” della continuità, del supporto alle famiglie ed al personale oltre che alla gestione di potenziali  dinamiche conflittuali  o controverse

L’unitarietà a cui si fa riferimento non è  uniformità , ma architettura articolata, ricca, rispettosa  delle tappe delle  diverse età evolutive, delle specificità e tipicità  degli attuali tre ordini della scuola  di base, che deve convergere in un’unica finalità: la formazione dell’uomo e del cittadino attraverso l’acquisizione del saper fare e saper essere.

Il funzionamento dell’I.C. ed il suo successo non possono prescindere dall’esercizio della Continuità verticale, orizzontale e trasversale, dando a questi concetti il significato vero di apprendere nella continuità  ed anche nella discontinuità, per altro  necessaria , di un curricolo scolastico.

Il concetto di continuità va inteso come strettamente  correlato al concetto di “ competenza” e della “didattica per competenze”  che supera e modifica la didattica per obiettivi.

Questo  tipo di continuità non ha solo la funzione di garantire i collegamenti tra ordini di scuola diversi, con particolare attenzione alle fasi di passaggio con le classi “ponte”,  ma di curare e favorire il raccordo accompagnando l’allievo  dalla esperienza pre-scolare al completamento della scuola di base, dando significato coerente   e spazio alle abilità, alle conoscenze ed attività in cui l’allievo è impegnato   sin dalla scuola dell’infanzia, in un ottica di crescita graduale e progressiva.

Dare significato  coerente richiede una programmazione collegiale  alla quale tutti offrano il proprio contributo, in cui obiettivi, finalità, percorsi, siano discussi   e condivisi tra gli insegnanti  dei diversi livelli.

Occorre inoltre  affrontare il problema della continuità orizzontale che pone il problema del raccordo tra le istituzioni del territorio su cui opera la scuola e l’apertura della stessa a ciò che la circonda; la relazione scuola –extrascuola  implica bi-direzionalità: la scuola cerca fuori da se stessa occasioni di nuovi apprendimenti, la realtà esterna offre la possibilità di interpretazione e confronto.

L’identificarsi della scuola di base con il proprio territorio è una delle fondamenta  su cui poggia  l’impegno verso il miglioramento qualitativo e quantitativo del successo formativo, questo tipo di scuola punta infatti a soddisfare le esigenze formative  di un intero territorio, considerando la   progettazione , l’utilizzo delle risorse e delle energie disponibili e la verifica  dei risultati,  in un quadro sinergico di interventi .

L’impegno complessivo consiste nella  progettazione del curricolo verticale d’Istituto dove la flessibilità, l’integrazione, le competenze   trovino senso compiuto.

L’I.C.  raggiunge e garantisce  essere modello educativo solo se tiene in debito conto  e offre occasioni di riflessione su  alcuni elementi:

·         Storie professionali

·         Formazione dei docenti

·         Organizzazioni  del lavoro

·         Diffidenze reciproche

·         Conoscenze delle diverse tappe evolutive

che esigono approcci differenziati, ma correlati e finalizzati all’acquisizione di competenze individuate all’inizio del percorso e per il raggiungimento delle quali devono operare tutti  i docenti  dei diversi ordini di scuola.

 

L’esperienza della gestione dell’I.C. evidenzia che per consentirne  il successo  sono necessari:

ü      un organico funzionale attribuito alle autonomie scolastiche, diversamente da oggi, secondo criteri di oggettività ed equità e possibilmente condivisi

ü      una previsione di figura docente unica   con medesimi orari e impegni

ü      il completamento delle cattedre e dei posti nell’ambito dell’istituto evitando spezzoni e completamenti  multipli

ü      una medesima organizzazione di lavoro

ü      un piano pluriennale di formazione comune tra docenti ed alche sul territorio

ü      una seria riflessione da parte del Dirigente scolastico e dei docenti su tematiche specifiche non ancora consolidate nella loro attuazione( curricoli, didattica per competenze,elaborazione curricoli, autonomia)

ü      il potenziamento ed un’ opportuna distribuzione  di figure professionali di supporto

ü      l’obbligatorietà della frequenza dell’intero percorso scolastico di base nello stesso Istituto Comprensivo, ovviamente eccezione fatta per situazioni motivate  e particolari

ü      il distacco del collaboratore vicario

ü      l’equa distribuzione delle rappresentanze  dei diversi ordini di scuola nel Consiglio di Istituto

ü      Una adeguata organizzazione del  COLLEGIO anche in dipartimento verticale

ü      Una dotazione maggiore  di personale amministrativo  stante anche la complessità di iscrizioni e rapporti con l’utenza .

 

E’ di tutta evidenza che alcuni interventi dipendono da un sensato e intelligente governo dell’I.C.,altri da provvedimenti   normativi e contrattuali auspicabilmente  orientati all’efficacia del modello formativo  e non all’esclusiva logica del risparmio.

Appare a tal fine utile e ragionevole una dimensione compresa tra gli 800 e i 1200 alunni, limite da non superare anche consentendo, in caso di comprovata necessità, la sopravvivenza di Istituti non comprensivi cui andrebbero in ogni caso garantiti il riconoscimento dell’ AUTONOMIA  e  della DIRIGENZA al Capo di Istituto.

 

In conclusione si ritiene indispensabile sottolineare   che un intervento di  razionalizzazione/ riorganizzazione   non possa  prescindere da  un piano articolato e rispettoso delle territorialità  e dei flussi di utenza che afferiscono alle scuole, superando rigidità e stereotipi  che ostacolano una visione  di stabilità per il futuro.

 

Torino 4/11/2011                                                                                                                                                                                                                      

Ricordate le famose tre "I" della riforma Moratti ? Rappresentavano con estrema sintesi la summa del pensiero del centro-destra sulla scuola.

Impresa, Informatica e Inglese.

Dove son finiti Impresa e Informatica non solo a scuola ma nel Paese è sotto gli occhi di tutti.

Rimaneva l'Inglese che doveva irradiarsi , a tappe forzate, in tutte le classi della primaria a scapito del Francese,Tedesco e Spagnolo, buttate al macero con forte spreco di energie e risorse già formate.

Si puntava molto, all'inizio, sugli specialisti  con oltre 11mila posti di lingua inglese in organico.

Con almeno 7 o 8 classi a testa gli specialisti assicuravano una discreta copertura del fabbisogno d'Inglese.

I più anziani avevano sulle spalle oltre 500 ore di formazione.

Nel 2008 arrivò la finanziaria, quella fatta in 9 minuti che inghiotti d'un sol colpo prima gli specialisti e poi i posti di inglese.